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Continua a far discutere la scelta degli ultras di non prendere parte a Padova-Palermo, crocevia emotivo e sportivo per una squadra reduce da tre sconfitte consecutive e chiamata a reagire. Eppure, ancora una volta, mancherà la parte più calda del tifo biancoscudato. Dopo l’assenza forzata di Venezia, dovuta al divieto di trasferta, contro il Palermo la Curva resterà vuota per scelta. Una decisione annunciata e ribadita nel comunicato diffuso dagli ultras:
“Come promesso nel comunicato di gennaio, a malincuore, ribadiamo che la tifoseria rimarrà fuori dallo stadio fino a quando la Curva Sud non sarà finalmente aperta e agibile al pubblico. [...] Chiediamo ancora una volta scusa al Mister e alla squadra, vittime a loro volta di questa situazione indegna, non vi faremo mancare il nostro supporto”.
Parole che raccontano bene il senso della protesta: non una presa di distanza dalla squadra, ma una forma di pressione nei confronti delle istituzioni per i ritardi accumulati sulla nuova Curva Sud. Una posizione coerente con quanto già annunciato nei mesi scorsi e, per certi versi, inevitabile per chi vuole dare continuità alla propria linea. Ma è proprio qui che si apre la riflessione. Il punto non è stabilire se la protesta sia giusta o sbagliata. Il nodo è capire se sia efficace. Disertare lo stadio in un momento così delicato per la squadra può davvero accelerare i tempi della burocrazia? Può incidere sulle decisioni dell’amministrazione comunale, già alle prese con iter complessi, ritardi tecnici e responsabilità distribuite? I tifosi biancoscudati sono divisi tra chi comprende la linea ultras e chi la critica, sottolineando come la stretta contingenza (la crisi di risultati, la classifica che scotta, il bisogno di sostegno da parte dei calciatori) debba avere la priorità, in un'ipotetica "scala di valori".
La sensazione è che il rischio sia quello di un cortocircuito: da un lato una protesta forte, identitaria, che rivendica un diritto sacrosanto – quello di avere una casa, una curva degna, un punto di riferimento; dall’altro un interlocutore istituzionale che difficilmente modificherà tempi e modalità operative sotto la pressione dell’assenza allo stadio.
Il Padova arriva alla sfida con i rosanero con il morale da ricostruire e la necessità di ritrovare certezze (anche riguardo all'allenatore). In questo contesto, l’assenza degli ultras pesa, anche simbolicamente. Non tanto per il numero (probabilmente sarà riempito lo stesso lo stadio), quanto per l’impatto emotivo: la Curva non è solo tifo, è un linguaggio, una spinta, un’energia che spesso riesce a trascinare anche nei momenti più complicati (probabilmente ne avremo ancora più contezza dal 12 aprile, quando quel "calore" sarà ancora più vicino al campo). È quindi lecito chiedersi: questa forma di protesta può davvero portare a un risultato concreto? Oppure rischia di essere più percepita come un’assenza che come un messaggio?
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