Baraldi, Salvatori e Lorenzo Cestaro uniti contro il Cavaliere: no a Pea

di Redazione PadovaSport.TV

Esonero? Dimissioni? Niente di tutto ciò, il Padova va avanti con Franco Colomba. Questa, nonostante il silenzio tombale calato sulla società biancoscudata, è la decisione di Marcello Cestaro, dopo un’attenta riflessione iniziata già a conclusione della partita di Reggio Calabria e proseguita per l’intera giornata di ieri. La situazione per ora è fluida, nel senso che il cavaliere, furioso e deluso, è costretto a frenare i suoi propositi di “ribaltone” per la posizione assunta da chi gli sta intorno, innanzitutto in famiglia (il figlio Lorenzo, uno dei tre vice-presidenti che ha il compito di guardare i conti) e poi negli uffici di viale Rocco, dove il tandem che si occupa dell’area tecnica – il consigliere delegato Luca Baraldi e il direttore sportivo Fabrizio Salvatori – fa quadrato attorno al 58enne allenatore bolognese, il cui bilancio sin qui è da ultimi posti in classifica (vedasi tabella della pagina accanto). L’incredibile sconfitta subita sabato, la seconda da quando si è insediato in panchina prima di Natale, ha indebolito notevolmente la posizione del tecnico, le cui scelte, alcune apparse figlie delle dure critiche mossegli dal patron dopo lo 0 a 0 casalingo con il Brescia, sono risultate improduttive ai fini dell’auspicata svolta. Una su tutte: Farias in panchina l’intero match. Per non parlare di Renzetti, riproposto esterno alto e poi ad un certo punto finito a ricoprire il ruolo di trequartista (ma che diavolo può combinare questo ragazzo, sballottato da una parte all’altra senza una logica comprensibile?), o di Vantaggiato, inserito ad un quarto d’ora dal 90’e apparso in evidente ritardo di condizione. Come dire: se confusione sembrava esserci prima, adesso siamo nel caos. È una situazione assai delicata quella che si vive al vertice del club, forse la più delicata dei nove anni di presidenza dell’imprenditore vicentino. Il quale deve battersi il petto, ancora una volta, per aver puntato su collaboratori discutibili, ai quali ha affidato il compito di assemblare la rosa per questa stagione e che sono finiti inevitabilmente sul banco degli accusati. Baraldi e Salvatori non hanno mai chiarito i motivi della rottura sopravvenuta con Fulvio Pea: risibili le poche indiscrezioni trapelate, vale a dire liti del mister con il medico sociale Patrizio Sarto dopo gli infortuni di alcuni giocatori e l’accusa, non tanto velata, di preoccuparsi più della propria immagine, andando a cene e feste con i tifosi, che non di quella della società, in sostanza di non essere un “aziendalista” a tutto tondo. Aggiungendo i poi la presunta incompatibilità con una parte dello spogliatoio (tutta da dimostrare). Pea non può tornare a Padova per una semplice ragione, ribadita anche ieri al numero uno del Padova: se venisse richiamato, Baraldi e Salvatori farebbero le valigie, dimettendosi e lasciando vacanti non uno, ma due ruoli nell’organigramma. Può permettersi un rischio simile, il cavaliere, considerato che Baraldi è molto legato alla sua famiglia, in particolare a Lorenzo? No, a meno di mettersi contro l’intero parentado. Meno male che il silenzio-stampa continua, perché altrimenti saremmo stati interessati a chiarire subito la “storiella”, uscita proprio dalla sede, di una delegazione di giocatori che, martedì scorso, si sarebbe recata in…pellegrinaggio a Dueville, per parlare con il “capo” e perorare la causa della conferma del mister. A noi, compiute approfondite verifiche, non risulta nulla di tutto ciò, bensì ci sarebbero state un paio di telefonate (una delle quali con Trevisan, il capitano) fatte dallo stesso Cestaro per tastare il polso allo spogliatoio in caso di avvicendamento tecnico. Da qui a sostenere, come sono stati così celeri nel far trapelare l’indiscrezione i “furbetti” preoccupati di portare acqua al loro mulino, che il gruppo non (ri)vorrebbe Pea ci sembra pretestuoso e offensivo, soprattutto verso quest’ultimo. Comunque sia, ad Empoli sabato ci sarà ancora Colomba a guidare la squadra.

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