Cestaro al Giornale di Vicenza: “Dal Canto troppo sicuro di sè. Il futuro? Spero nell’aiuto di una cordata di imprenditori…”

di Redazione PadovaSport.TV

Il Giornale di Vicenza ha intervistato il presidente Marcello Cestaro, in vista del derby di domani. Partita ovviamente particolarmente sentita dal patron biancoscudato.

Presidente Cestaro, non deve essere facile per lei vivere il derby Padova-Vicenza.

«In effetti mi sento un po’ come diviso, il mio cuore è vicentino, da piccolo io andavo al Menti a vedere il Lanerossi, ma poi nella mia vita è entrato il Padova ed oggi è ovvio che io tifo solo Padova, dunque non posso che sperare che sabato vada bene a noi, se dicessi il contrario sarei falso e a me non piace».

Il Vicenza arriva a questo derby di nuovo inguaiato dopo il brutto stop subito col Bari.

«Sì, è stata una sconfitta pesante, non me l’aspettavo proprio, credevo che dopo l’arrivo di Dal Canto, di alcuni giocatori senza dubbio di nome e sull’onda dei buoni risultati ottenuti nell’ultimo mese si potesse proseguire il cammino positivamente».

In effetti alla vigilia nessuno pensava che il Vicenza potesse incappare in questo passo falso, così si è bruciato un mese di rimonta.

«Evidentemente il Bari è arrivato al Menti sapendo che era l’ultima spiaggia, avesse perso il divario sarebbe stato troppo pesante, insomma a livello psicologico sarebbe stata una brutta botta, comunque si era visto da come erano partiti così sparati che erano pronti a lottare alla morte, però per me questo stop del Vicenza è solo un passo falso, si riprende di sicuro».

Sta di fatto che i biancorossi erano riusciti a fare bene con squadre titolate come Verona, Brescia, Sassuolo e invece già a Grosseto erano stati in difficoltà.

«Ci sta, con le squadre più forti, almeno sulla carta, forse ci si concentra di più, si fa più attenzione, noi stessi nel derby col Verona abbiamo giocato una buona gara, meritando la vittoria, alla vigilia non le nego che mi sarebbe andato bene anche un pareggio vista la forza della formazione scaligera».

Ma lei alla vigilia di un derby cosa dice ai suoi giocatori?

«Di sicuro non li carico ancora di più, perché troppa tensione non va bene, anzi io soprattutto a quelli più giovani dico: pensate a fare al meglio il vostro dovere».

Sulla panchina del Vicenza adesso c’è Alessandro Dal Canto che ha iniziato la sua carriera da allenatore proprio a Padova con lei.

«Esatto allenava la Primavera, quando c’è stato bisogno lo abbiamo chiamato alla guida della prima squadra e devo dire che è partito a razzo, ma bisogna anche ammettere che aveva a disposizione una rosa importante, basti pensare che ad esempio c’era un tale El Shaarawy che oggi sta dimostrando tutto il suo valore nel Milan».

Centrò l’obiettivo playoff!

«A quel punto si sperò davvero di poter agguantare la promozione nella massima serie, ma le cose andarono male nella partitissima col Novara, beccammo un rigore contro e rimanemmo pure in dieci dopo nemmeno 15′ di gioco, alla fine vinsero loro ma quanti rimpianti!».

Lei è conosciuto come un uomo schietto, dica un pregio e un difetto di Dal Canto.

«Di pregi gliene dico anche due: grande forza di volontà e grande capacità di entrare in sintonia con la squadra, sfrutta bene il fatto di aver smesso da poco di giocare».

E il difetto?

«Troppo sicuro di sé; a volte, ma questo vale per tutti i campi della vita, è meglio farsi venire qualche dubbio, però magari adesso è un po’ cambiato».

Sulla panchina del suo Padova siede un altro, ex Franco Colomba.

«Si è inserito subito molto bene, un signore, mi piace perché parla tanto coi giocatori, quando è arrivato la squadra aveva di sicuro qualche problema ma mi sembra che sia stato bravo ad individuarli e a risolverli, per esempio ha trovato il giusto modulo di gioco, d’altra parte lo avevamo cercato anche due anni fa, ma poi non se ne fece niente».

Parliamo del Vicenza: guai se non dovesse mantenere la serie B…

«Ma non ci penso nemmeno, ha le carte in regola per riuscirci, certo adesso non può sbagliare quasi più nulla, ma la rosa è all’altezza della situazione».

Il Vicenza è in vendita e lei lo sa che immancabilmente ritorna fuori anche il suo nome come possibile acquirente.

«Lo so, ma sono passati ormai più di 10 anni da quando sono entrato nel calcio qui a Padova e credo di aver dedicato abbastanza del mio tempo, peccato non siano arrivati i risultati che speravo, si sa il sogno di tutti è la serie A, ma io per ora non mi do per vinto».

Veramente le avevo chiesto se era vero che potrebbe essere interessato all’acquisto del Vicenza.

«Ma no, poi ormai io sono qui a Padova e infine il momento di crisi economica è davvero molto pesante e questo complica parecchio le cose».

Pensa che si possa sperare nell’industriale…

«No, guardi la vedo dura che uno da solo possa oggi acquistare una società di calcio, caso mai credo di più in una cordata magari non troppo numerosa, che so, di 5-6 imprenditori che si mettono assieme ad un patto però».

Cioè?

«Che alla fine sia uno a comandare perché se tutti ci vogliono mettere la lingua non va bene per nulla».

Torniamo al calcio giocato, saranno in molti i tifosi vicentini al seguito della squadra.

«Ed è giusto così, la maglia ce l’hai nel cuore sia che le cose vadano bene sia che vadano male, poi il calore del pubblico è importante per i giocatori, lo sentono davvero, però spero che nessuno venga allo stadio per litigare e mi riferisco ai tifosi di entrambe le parti, insomma io mi auguro che possa essere un gran bel derby sia in campo, sia sugli spalti».

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