Milanetto: “Il Padova ha lavorato più di tutti sul mercato”

di Redazione PadovaSport.TV

Prima l’addio al Genoa: improvviso, tormentato, quando Milanetto è finito nel mirino di un manipolo di ultrà. Poi, altrettanto repentina, la svolta: il Padova, per ricominciare. Quando il 30 luglio scorso, dopo cinque anni in rossoblù, è stato presentato ufficialmente in Veneto, ha motivato così la sua scelta: «A me non piace stare tranquillo».

Potrebbe spiegarsi meglio?

«Semplice. Avevo la possibilità di andare al Lugano, ma con tutto il rispetto per il campionato svizzero, sto bene fisicamente, dunque non vedevo il motivo per rinunciare a mettermi di nuovo in gioco. Volevo provare una nuova sfida: che, peraltro, mi è stata presentata in una maniera che mi ha convinto subito. L’ho accettata, ora spero di vincerla».

Di fatto, per lei, è un ritorno alle origini, a livello familiare.

«Mia mamma è di Treviso, papà di Rovigo. Con i magazzinieri e gli addetti al campo non ho bisogno del traduttore per capirli…».

Il direttore sportivo Foschi ha fatto un’autentica rivoluzione, complici prestiti e giocatori a fine contratto. Tredici innesti sono davvero tanti.

«Se la società ha scelto questa strada, significa che ci credeva. Ha lavorato bene, adesso tocca a noi assimilare ciò che l’allenatore ci chiede».

Il Padova ha consacrato il fenomeno El Shaarawy. Ora, sulla rampa di lancio, c’è un altro ex genoano come Lazarevic.

«Lui è sempre più veloce degli altri. L’avevo seguito anche in passato. Deve migliorare in zona-gol, la differenza alla fine si fa tutta lì. E’ giovane, ma se riuscirà ad esplodere sottoporta, per me può consacrarsi definitivamente ad alti livelli».

La convivenza (tattica) fra lei e Italiano è molto romanzata. E’ preoccupato dal fatto di doversi giocare una maglia da titolare con lui?

«Se fossero questi i problemi, saremmo quasi a compimento dell’opera. Quarantadue partite sono tante: se in un simile contesto aggiungiamo turni infrasettimanali, squalifiche e infortuni, si capisce come servano tanti giocatori e di qualità. L’Atalanta dell’anno scorso aveva un doppione in ogni ruolo. Qui a Padova la squadra mi ha accolto alla grande, ci stiamo allenando alla grande, c’è fiducia nel nostro lavoro».

Sampdoria-Padova aprirà il campionato, il 25 agosto al Ferraris. Cos’è il destino…

«Diciamo che si tratta di un bel passaggio di consegne. In quello stadio ho vissuto momenti incredibili, e spero di viverne ancora in futuro».

Il suo Padova e la squadra di Atzori siete per molti i grandi favoriti del campionato che va a cominciare.

«Con un mercato aperto sino al 31 agosto, mi sembra prematuro dare giudizi. C’è chi comprerà ancora e chi, invece, potrebbe magari vendere qualche elemento. Il Padova ha lavorato più degli altri, ma Torino e Samp sono lì vicino. E poi, occhio alle sorprese, tipo Varese e Novara un anno fa».

Se lei si volta, ci sono rimpianti o rimorsi nel suo passato?

«Nessuno. Ognuno si merita ciò che ha, ed io credo di essermi meritato quanto raccolto sin qui. Cercherò di fare altrettanto con questa maglia».

Considera la gara di Marassi come una sorta di derby?

«No, guardi, il derby non c’entra nulla. Quello è’ tutta un’altra storia. Lo stadio, però, è bellissimo, e sarà fantastico per il Padova iniziare la sua avventura proprio da lì».

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