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Demetrio Albertini tra passato e presente: “Papu-Lasagna sarebbe una coppia magnifica. L’Appiani era magico”

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Abbiamo intercettato l'ex centrocampista biancoscudato, che ci ha parlato dell'attualità e dei suoi ricordi padovani
Redazione PadovaSport.TV

Un anno di formazione a Padova, prima della consacrazione definitiva. Una piazza, quella padovana, che ha permesso ad un signore assoluto del centrocampo come Demetrio Albertini, di pianificare la scalata verso una carriera straordinaria. Ventotto le presenze, cinque le reti realizzate in Serie B durante la stagione 1990/91 (con promozione in A sfumata per un punto) che gli hanno permesso di ritornare a Milano (sponda rossonera) e diventare un leader assoluto, per oltre un decennio, del centrocampo milanista. Le finali mondiali ed europee, perse a Pasadena e Rotterdam con la Nazionale Italiana, con le gestioni di Arrigo Sacchi e Dino Zoff, resteranno per sempre gli unici due grandi rimpianti che gli negarono la possibilità di poter conquistare una coppa anche in maglia azzurra.

Albertini, l’impressione è stata quella d’aver visto, fino a questo momento, un Padova che può starci benissimo in Serie B.

Credo che all’inizio ci sta che abbia pagato il passaggio di categoria. La salvezza rimane sicuramente l’obiettivo principale e credo che ci siano delle buone possibilità per conquistarla.

Brava anche la società in estate, a portare in maglia biancoscudata elementi di grande esperienza

Parliamo sicuramente di calciatori che se al 100%, possono veramente dare quel qualcosa in più. Sin dal suo arrivo a Padova in loro ho intravisto quell’entusiasmo e quella voglia di rimettersi in gioco, che, sulla lunga distanza, possono essere due particolari in grado di fare la differenza. Il Papu è un amico a cui voglio un gran bene, è fuori da un po’ di tempo e sicuramente vorrà ancora continuare a dimostrare tutto il proprio valore. Mi auguro che possa ritornare ad essere il calciatore ammirato con l’Atalanta, che poi è riuscito a vincere la Coppa del Mondo con l’Argentina. Con Lasagna può sicuramente formare una bellissima coppia, in grado di garantire le reti necessarie per centrare tutti gli obiettivi prefissati dalla società. Riguardo a Baselli (poi ceduto al Chievo, ndr), peccato che non sia stato a disposizione di Andreoletti per gran parte della stagione, perché parliamo di un elemento che in B rappresenta un lusso. Barreca è stato sicuramente un altro innesto importante per la categoria, visto che parliamo di un calciatore che ha fatto diversi anni anche la A, centrando due promozioni consecutive in B a Lecce e Cagliari. Mi auguro vivamente che tutti e quattro, possano imporsi anche in maglia biancoscudata ed entrare nel cuore dei tifosi.

La sensazione è che l’entusiasmo abbia inciso parecchio, specialmente ad inizio stagione.

Sono pienamente d’accordo. Per una neopromossa, credo che rappresenti uno dei segreti fondamentali per iniziare bene e assorbire sin da subito il passaggio di categoria. Ho notato come quest’anno l’interesse della città nei confronti della squadra, sia stato maggiore rispetto  agli ultimi anni, nonostante abbia sempre disputato dei campionati di vertice in C, due finali play off, vinto una Coppa Italia e giocato un’altra finale. Uno stadio Euganeo che finalmente è ritornato ad essere sempre sold out, a differenza degli anni precedenti.

Esperienza di Padova che per lei fu fondamentale per la sua carriera.

E aggiungo anche molto costruttiva. Ci tengo a ringraziare Agradi e Giordani in primis, per avermi dato a 19 anni l’opportunità di disputare per la prima volta un campionato da professionista. Iniziammo malissimo ma poi piazzammo una vera e propria risalita e sfiorammo addirittura uno storico approdo in A, che sfumò solamente per un punto. Parlavamo dei derby all’orizzonte contro il Venezia, le ricordo che anch’io né disputai due, ma contro il Verona, pareggiando 0-0 sia all’andata all’Appiani che al ritorno al Bentegodi, ma loro a fine stagione, a differenza nostra, centrarono il salto nella massima serie da secondi in classifica. Personalmente, posso affermare d’aver dato il massimo nell’annata che io ritengo sia stata quella che mi ha permesso successivamente d’impormi nel Milan e con la Nazionale Italiana.

Ha citato l’Appiani: stadio che i padovani sognano di rivedere “agibile” non solo per la Primavera, ma anche per la prima squadra.

L’ho sempre definito un qualcosa di magico e fanno benissimo a riconoscerlo in una specie di luogo sacro calcistico. Ho avuto la fortuna di giocarci, insieme a tanti altri giocatori importanti come Di Livio, Benarrivo, Galderisi e Del Piero, con la presenza di un pubblico straordinario nelle condizioni di fare da dodicesimo uomo in campo. La speranza mia e di tutta la gente di Padova, è che possa essere rimesso a norma per ritornare a disputare un campionato di B in futuro. Con buona pace nei confronti dell’Euganeo, che negli ultimi anni ha sempre ricevuto parecchie critiche da tutto il tifo biancoscudato.

Non solo: nel 1992 con l’Under 21 ha anche disputato un quarto di finale nell’Europeo che poi vinse dopo la doppia finale contro la Svezia.

Partita che ancora ricordo benissimo. Vincemmo per 2-0 contro la Cecoslovacchia con gol di Luzardi e Bertarelli e ci permise di disputare la semifinale contro la Danimarca. Fu una vera e propria serata magica, in quello che fu anche un appuntamento sentissimo per tutta la città

Titolo continentale conquistato con Dino Baggio, veneto nativo di Padova, con il quale avete anche sfiorato la vittoria del Mondiale ad Usa 94 con la Nazionale maggiore.

Un amico ma anche un mio coetaneo del 1971, nati con un mese di differenza. Abbiamo fatto il percorso insieme dall’Under 21 alla A, togliendoci parecchie soddisfazioni ma subendo purtroppo qualche delusione. Dino era un centrocampista dalle grandi qualità fisiche ed atletiche, che spesso e volentieri ha realizzato delle reti importanti e decisive durante la gestione di Arrigo Sacchi. In mezzo al campo ci completavamo a vicenda avendo però caratteristiche diverse. La finale di Pasadena persa solamente ai calci di rigore, resterà per sempre un’amarezza difficile da dimenticare.

Per chiudere: un ricordo di Padova?

Una città che mi ha adottato sin da subito e fatto sentire a casa. Vivevo alla Guizza, in una zona non lontanissima da Prato della Valle e nel mio cuore resterà per sempre l’affetto di tutta la gente, che mi ha continuato a manifestare, quando si è presentata l’opportunità di ritornare per una visita.

A cura di: Danilo Scurria