Amarcord

OLTRE i 90′ | La passione (in tutti i sensi) dei calci di rigore

OLTRE i 90′ | La passione (in tutti i sensi) dei calci di rigore

A spasso tra i ricordi di un giovane tifoso degli anni ’90

Giacomo Stecca

I calci di rigore hanno sempre suscitato in me un mix di sentimenti differenti: amore e odio, gioia e tristezza, euforia e delusione. Al mio primo mondiale vissuto da spettatore, quello di USA ‘94, il cammino della Nazionale di Arrigo Sacchi, sorretta e trascinata da un certo Roberto Baggio, terminò amaramente nella finale di Pasadena proprio per colpa di un penalty sbagliato dallo stesso Baggio. Quel pallone calciato alto sopra la traversa dal fuoriclasse di Caldogno è uno dei miei primi e indelebili amarcord calcistici. Un ricordo amaro che speravo di poter cancellare con l’avvento del campionato successivo e che invece si ripeté quattro anni dopo quasi come una fotocopia.

Correva l’estate del 1998 e questa volta il mondiale si giocava in Europa, per la precisione in Francia, dai nostri cugini d’oltralpe. Dopo le dimissioni di Sacchi, avvenute mentre si

disputavano le qualificazioni al torneo iridato, era stato scelto come nuovo commissario tecnico degli azzurri, Cesare Maldini. Il padre del capitano del Milan era stato il vice allenatore dell’Italia dal 1980 al 1986 (vincendo anche il Mundial spagnolo accanto a Enzo Bearzot) e poi per un decennio aveva guidato i ragazzi dell’under 21 ottenendo risultati meravigliosi come quello di vincere per tre volte di fila l’Europeo di categoria. Visti gli obiettivi ottenuti con i giovani del nostro Paese la Federazione decise di affidargli la Nazionale maggiore, piena di problemi e dubbi, in vista di France ’98.

L’allenatore originario di Trieste riuscì a ricompattare in maniera eccelsa una rosa molto provata dalla cocente delusione dell’Europeo inglese del 1996 e tramite lo spareggio vinto contro la Russia si conquistò il biglietto per la Francia. Cosa non del tutto scontata al momento in cui si sedette per la prima volta sulla panchina azzurra. Il mondiale iniziò all’insegna del dualismo tra Roberto Baggio e Alessandro Del Piero. Quest’ultimo sarebbe stato titolare se non fosse stato per un brutto infortunio che lo colpì a qualche settimana dall’inizio del torneo e invece, a Bordeaux l’11 giugno del 1998, per la prima partita del girone contro il Cile rimase in panchina a guardare Baggio fare il fenomeno.

Il Divin Codino riprese infatti da dove aveva lasciato quattro anni addietro: fece l’assist a Christian Vieri per il goal dell’1 a 0 e poi a pochi minuti dalla fine, quando il match si era messo malissimo e il Cile conduceva per 2 a 1, siglò il rigore del pareggio. Lui che aveva sbagliato quello fatidico di Pasadena. La Rai immortalò il suo volto dopo la realizzazione del penalty facendo trasparire la gioia per essersi messo alle spalle un capitolo buio della sua carriera.

Sulle ali dell’entusiasmo di quel pareggio all’ultimo minuto, l’Italia si presentò per la seconda partita contro il Camerun con l’obbligo di vincere e lo fece, conquistando i tre punti grazie ai goal di Luigi Di Biagio, su assist del solito Roberto Baggio al settimo minuto, e grazie alla doppietta nel finale di un devastante Vieri, il quale con un altro goal nel turno successivo con l’Austria portò gli azzurri agli Ottavi di Finale. A Marsiglia il 27 Giugno pur soffrendo un po’, la Nazionale di Maldini (criticato pesantemente dai tifosi italiani sugli spalti a causa della staffetta Del Piero-Baggio) vinse con la Norvegia di Tore Andre Flo per 1 a 0. Il goal della vittoria fu del solito Vieri che con una rete in contropiede trascinò i propri compagni a Parigi per il big match contro la Francia padrona di casa.

Come scritto poco sopra, la gara contro i transalpini fu, per me, un incubo molto simile a quello vissuto quattro anni prima. Nei 90 minuti regolamentari e nei 30 di supplementari la partita non si sbloccò e quindi proprio come la finale col Brasile a Pasadena si dovette andare a rigore per poter decidere chi tra Italia e Francia meritasse la Semifinale. Ricordo che stavo guardando la partita con mio nonno nel nostro bar preferito di Lignano Sabbiadoro e, a un secondo dall’inizio dei tiri dal dischetto, ebbi la sensazione che le cose sarebbero andate male. E non mi sbagliai affatto. Questa volta il Divin Codino calciò per primo e non ebbe problemi a segnare, ma nell’ultimo tiro ci pensò Di Biagio a farmi piangere per il secondo mondiale di fila, stampando il pallone sulla traversa.

La sua caduta a terra di schiena tenendo le mani sul viso per la disperazione è un ricordo sportivo che mi fa ancora molto male. Questi sono i miei primi due ricordi legati agli “undici metri”. Fortunatamente nei tornei successivi gli azzurri mi regalarono anche delle gioie, vincendo la semifinale di Euro 2000 ma soprattutto aggiudicandosi la Coppa del Mondo del 2006 in Germania. Imparai così, nei primi anni da tifoso, grazie alla nostra rappresentativa nazionale, a prendere confidenza con i calci di rigori, una lotteria a tutti gli effetti che non sempre premia chi gioca meglio al calcio. Un esempio? I dieci tiri che quest’anno al termine della finale playoff hanno condannato il Padova alla permanenza in serie C per un'altra stagione. Ma questa è un’altra storia ancora…

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