OLTRE i 90′ | Il primo match non si scorda mai: Padova-Inter

OLTRE i 90′ | Il primo match non si scorda mai: Padova-Inter

A spasso tra i ricordi di un giovane tifoso degli anni ’90

di Giacomo Stecca

Di partite di calcio allo stadio ne ho viste davvero molte, ma il primo match, come il primo amore o la prima automobile non si scorda mai. Correva l’anno 1995, il 22 Gennaio per la precisione e il cielo di Padova era grigio come un blocco di ghisa, ma a me poco importava del meteo, ero raggiante dal giorno prima, quando mio padre, arrivato a casa in anticipo rispetto al solito mi aveva allungato una busta della Cassa di Risparmio con dentro due biglietti. Li ricordo in maniera nitida ancora oggi che sono abbondantemente passati 25 anni. Lo scudo del Padova in grande sormontato da una piccola e sobria scritta in nero che diceva: Inter. “Domani ti porto allo stadio” proclamò il genitore. Dopo lo sfortunato (per noi Azzurri) mondiale, svoltosi qualche mese prima negli Stati Uniti d’America, mi ero appassionato in modo totale al mondo del pallone. Avere l’occasione di vedere una partita della massima serie tra la squadra della mia città (tra l’altro appena promossa in serie A dopo 32 lunghi anni) e niente meno che l’F.C Internazionale (Che l’anno prima aveva vinto la coppa Uefa contro il Salisburgo). Mi sembrava tutto così perfetto.
La prima immagine che ho della partita però, non è del campo o di qualche giocatore in particolare. La prima cosa che colpì il me bambino occhialuto di 7 anni furono i fumogeni bianchi e rossi ed il rumore assordante dei tamburi che arrivavano dalla parte più laterale della tribuna Est. Mio padre mi aveva spiegato, mentre andavamo alla partita, che il nuovo “covo” del Calcio Padova, lo stadio Euganeo, non era ancora terminato e che mancava la curva Biancoscudata, quindi i tifosi di casa avevano trovato provvisoriamente dimora in tribuna. Mi aveva anche detto che l’Appiani, il vecchio stadio situato in pieno centro storico, era magico, tutta un’altra storia, un catino bollente in cui gli avversari si squagliavano. Non dubitavo affatto delle parole di mio papà, ma nel pomeriggio di quella Domenica di fine Gennaio, rimirando quel fumo bianco e rosso colorare il freddo cielo invernale, pensai che l’Euganeo, Mio Dio, fosse il posto più bello del mondo. Passato l’inebriamento iniziale cominciai a capire cosa stesse succedendo e al fischio d’inizio, di Pasquale Rodomonti da Teramo, il mio sguardo non si staccò più dal terreno di gioco. Saltava come una cavalletta da giocatore a giocatore. Oltre a quelli del Padova che, grazie alle figurine Panini, conoscevo perfettamente, ero affascinato dagli atleti nerazzurri che solo pochi mesi prima avevo ammirato in tv ai mondiali di USA ’94. C’era Dennis Bergkamp, il biondissimo olandese di Amsterdam, che l’anno prima con i suoi 8 goal in 11 partite aveva aiutato l’Inter a vincere la sua seconda coppa Uefa e che in estate ai quarti di finale della Coppa del Mondo aveva fatto tremare di paura niente meno che il Brasile futuro campione. C’era Nicola Berti centrocampista di un metro e novanta, reduce da un mondiale in cui aveva giocato tutte e 7 le partite degli Azzurri , dalla prima gara contro l’Irlanda fino alla maledetta finale di Pasadena. E poi c’era Gianluca Pagliuca il portiere titolare della nazionale italiana e, probabilmente, uno dei più forti estremi difensori al mondo il quel momento. Proprio lui mi fece saltare in piedi, prima con una respinta su una punizione di Cuicchi e poi con una parata su Vlaovic, che evidenziò i suoi incredibili riflessi. Ricordo queste azioni del Padova, perché la partita la giocò praticamente solo l’Inter. In più, a dieci minuti dalla fine sul risultato di 0 a 0 il difensore del Padova David Balleri si fece espellere per fallo di reazione su Dennis Bergkamp. Tutto faceva presagire il peggio per i Biancoscudati ma fu proprio quel giorno, all’ottantaseiesimo della mia prima partita di calcio allo stadio, che capii quanto il calcio sia meravigliosamente sorprendente. Corner per il Padova, Carlo Perrone calciò dalla bandierina d’angolo un pallone spiovente che fu preso di testa da Franceschetti e  schiacciato a qualche metro  dalla porta di Pagliuca, in una mischia fittissima dopo una serie di batti e ribatti il difensore, Massimiliano Rosa, colpì la sfera e la fece carambolare in rete. 1 a 0 e Padova in vantaggio contro L’Inter a 4 minuti dalla fine. Ero in un sogno, non c’era altra spiegazione, e come per me lo era per Rosa, al primo goal in serie A (La sua folle corsa fino a centrocampo per festeggiare rimane epica) e per tutti i tifosi che fecero esplodere lo stadio Euganeo. Sentivo tremare gli spalti sotto i piedi e mi tremarono anche le gambe quando Darko Pancev, attaccante Macedone dell’Inter, stampò il pallone sul palo destro di Bonaiuti. Ma la sfera non entrò perché quello era il giorno del Padova, e sembrava saperlo anche il mister dell’Inter Ottavio Bianchi che se ne andò negli spogliatoi a testa bassa. Io e mio padre invece camminavamo a testa altissima uscendo dallo stadio assieme a centinaia di altri tifosi euforici, e mentre andavamo verso la macchina, mentre sentivo altri bambini come me gridare di gioia, mentre vedevo anziani abbracciarsi e darsi fragorose pacche sulle spalle, capii che quel 22 Gennaio 1995 era sbocciato un amore: l’amore per il mondo del pallone, un amore che probabilmente non si sarebbe mai interrotto.

0 Commenta qui

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy