OLTRE i 90′ | L’Islanda mai così vicina a Padova: la sfida dell’Italia all’Euganeo

A spasso tra i ricordi di un giovane tifoso degli anni ’90

di Giacomo Stecca

Se cercate su Google le parole Padova e Islanda, il primo risultato trovato sarà sicuramente quello riguardante il video di Giulio, un bambino di Vicenza intervistato da Mago Zurlì durante lo “Zecchino d’oro” del 1995, in assoluto uno dei video più divertenti che io abbia mai visto sul “tubo”. Però, anche se le due parole chiave di un’eventuale ricerca sul web coincidono, non è di quel filmato che andrò a parlare in questo articolo, bensì della sfida calcistica disputata dalla Nazionale italiana contro quella islandese, qui a Padova, ben quindici anni fa.

L’Islanda mai così vicina a Padova

Un momento di Italia-Islanda del 2005

Era il 30 Marzo del 2005 (la data la ricordo bene perché ventiquattro ore addietro avevo compiuto i miei primi diciannove anni) quando gli azzurri di Marcello Lippi, arrivarono in città per giocare un amichevole contro gli uomini di Olafsson. Pur non essendo una gara ufficiale valida per le qualificazioni ai Mondiali 2006, era pur sempre una partita della Nazionale, la prima in assoluto all’Euganeo, dalla sua costruzione, quindi tutta la città fremeva per vedere le undici maglie azzurre riempire e colorare il rettangolo verde di viale Nereo Rocco 60.

Il pomeriggio del 29 Marzo un carissimo amico dei miei genitori mi fece un gradito regalo di compleanno: il biglietto in tribuna ovest per il match della sera dopo. Ricordo l’emozione provata nello scartare quella busta bianca con dentro il tagliando blu e ricordo l’eccitazione del pre-partita, mentre in sella al mio fidato Scarabeo 50, percorrevo il tragitto che da casa mi avrebbe portato allo stadio. La prima immagine della serata a colpirmi fu senza dubbio quella delle diciassettemila persone sedute sugli spalti, una cosa che non si vedeva all’Euganeo dai fasti della serie A di un decennio prima, la seconda “istantanea” fu invece quella della coreografia organizzata dalla curva padovana dedicata al tricolore italiano.

Alle 20.45 lo spettacolo iniziò puntuale e notai dal programma cartaceo con le formazioni delle due squadre come quella di Marcello Lippi fosse sperimentale. Ricordo nitidamente un mio pensiero ad alta voce: “Le prendiamo pure questa volta”, difatti quasi un anno prima sempre in un amichevole contro gli islandesi, in casa loro a Reykjavik, un’Italia anche in quel caso molto rimaneggiata, perse per 2 a 0. Una figuraccia.

Gli Azzurri in campo sembrarono percepire i miei pensieri negativi e per smentirmi cominciarono davvero molto bene. Già al terzo minuto, Luca Toni rubò un pallone poco dopo il cerchio di centrocampo e lo diede al numero dieci di quel giorno, Daniele De Rossi, il giovane romano provò senza fortuna un tiro dalla lunga distanza. Gli islandesi risposero subito con una palla filtrante per Hannes Sigurdsson, il quale però spedì la palla sui piedi del trentenne portiere del Monaco, Flavio Roma, alla sua prima presenza da titolare con la casacca azzurra.

L’Italia stava controllando bene la partita ma non riusciva a pungere, il pubblico di casa, tra un’Ola e l’altra, incitava la squadra in cerca di un goal che alla fine arrivò: al trentesimo su un cross di Antonio Langella dalla destra, Luca Toni di testa insaccò alle spalle di Arni Gautur Arason. Purtroppo l’urlo di gioia per la rete mi si strozzò in gola, perché l’arbitro lussemburghese Alain Hamer annullò per un fallo del numero nove italiano. Una manciata di minuti più tardi, un’altra beffa: un bel goal dal limite dell’area siglato da Daniele De Rossi, annullato nuovamente, stavolta per fuorigioco di Andrea Barzagli, posizionato sulla traiettoria del portiere islandese. La partita sembrava stregata e si andò al riposo sullo 0 a 0.

Tempo di bere una birra media, ascoltare dal mio nuovissimo iPod la canzone Numb/Encore (uno dei successi dell’anno targato Linkin Park/Jay-Z) e respirare il clima “da nazionale”, così diverso da quello delle domeniche in cui giocava il Padova, poi le squadre rientrarono sul terreno di gioco. Il cittì quella sera decise di far debuttare molti giocatori nuovi al giro della Nazionale Maggiore e uno di quelli fu Vincenzo Iaquinta.

Iaquinta aveva esordito qualche anno prima in serie B, proprio con il nostro biancoscudo sul petto, e credo neppure lui si sarebbe aspettato di iniziare il suo percorso in Azzurro su quello stesso campo che lo aveva visto muovere i primi passi tra i professionisti. Il secondo tempo cominciò con un’occasione per l’Islanda, poi l’Italia continuò a farla da padrona, sia al quindicesimo minuto, dove un colpo di testa di Cristian Zaccardo fu respinto sulla linea di porta da Kristjan Sigudsson, sia dieci minuti più tardi con un tiro dall’altezza del dischetto del rigore di “Capitan Futuro” De Rossi allontanato dal portiere ex Manchester City Arason.

Verso la fine della gara Marcello Lippi tolse Simone Barone, un altro giocatore molto conosciuto dalla piazza patavina e fece esordire Gianpiero Pinzi, giovane centrocampista dell’Udinese che molti anni più tardi avrebbe riportato, da protagonista, i biancoscudati in serie B dopo un periodo decisamente buio. Al trentacinquesimo minuto di gioco Kari Arnason, appena sceso in campo, si fece espellere entrando pericolosamente con il piede a martello su Fabio Grosso, futuro eroe Nazional-popolare. Non oso immaginare cosa sarebbe successo se il giocatore del Palermo si fosse infortunato in modo grave a un anno dal Mondiale tedesco.

Dopo questo immenso brivido e l’ingresso allo scadere di una giovane promessa del calcio islandese (il nome Hallfredsson vi dice qualcosa?) la partita terminò senza grandi colpi di scena. Pur senza reti fu una gara piacevole e permise al sottoscritto, come a molti altri tifosi, di vedere dal vivo alcuni di quei giocatori i quali un anno e quattro mesi dopo avrebbero portato l’Italia sul tetto del mondo per la quarta volta nella sua storia. A essere onesti, se quella sera di marzo qualcuno mi avesse rivelato che quella Nazionale, condotta dall’uomo col sigaro perennemente in bocca, a Luglio 2006 sarebbe andata ad alzare la Coppa del Mondo nell’Olympiastadion di Berlino, gli avrei riso in faccia e, probabilmente, il bello del Gioco del Calcio è proprio questo.

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