OLTRE i 90′ | Padova-Parma e la saggezza di Lalas: “Roma non fu costruita in un giorno”

A spasso tra i ricordi di un giovane tifoso degli anni ’90

di Giacomo Stecca

Alcuni giorni fa, la prima sfortunata uscita stagionale dei Biancoscudati contro l’Imolese, mi ha fatto pensare a un altro esordio casalingo con sconfitta dei patavini, sempre contro una squadra emiliana, ma si trattava di un’altra epoca e soprattutto di un’altra categoria.

Sto parlando di Padova-Parma dell’11 settembre 1994. Il pubblico della città del Santo poteva tornare, dopo 32 anni, a vedere una gara di seria A dei propri beniamini, tra le mura di casa. Per me, che avevo scoperto il calcio solo qualche mese addietro, era la possibilità di assistere a un match della massima serie italiana. Purtroppo quella Domenica mio padre non poteva accompagnarmi allo stadio e quindi dovetti aspettare ancora diversi mesi per vedere una partita dal vivo, ma fortunatamente riuscii a seguire quell’evento, come si faceva al tempo, tramite radio e tv.

Il Parma dell’epoca

Ricordo bene che quel giorno andai a casa dei miei nonni per il pranzo domenicale, e subito dopo aver finito di mangiare la torta di mele di mia nonna, mi sdraiai sul gigantesco divano del salotto. Di fronte la televisione collegata a Quelli che… Il calcio e in mano una radiolina sintonizzata su “Tutto il calcio minuto per minuto”. Il telecronista cominciò ricordando l’esordio ufficiale dei padovani in serie A, una settimana prima a Bologna contro la Sampdoria. il Padova aveva evidenziato palesi lacune, e avrebbe dovuto fare molto meglio contro i parmensi per arginare una squadra che puntava in quella stagione, senza più nascondersi, al primo scudetto della sua storia.

L’undici di Stacchini e Sandreani, sembrò sentire le parole del commentatore Rai, e partì molto forte con il numero 9 Giuseppe Galderisi, il quale si fece però respingere un tiro ravvicinato dai piedi del portiere del Parma Luca Bucci. La regola goal sbagliato-goal subito purtroppo si rivelò esatta in quella circostanza e poco dopo, all’ottavo minuto del primo tempo i Ducali passarono in vantaggio. Su un calcio d’angolo battuto da Gianfranco Zola, la cui disperazione dopo l’espulsione in Italia-Nigeria di qualche mese prima era ancora fresca nella mia mente, svettò il difensore portoghese Fernando Couto. Il giocatore dalla folta chioma, facendo da ponte, permise a Lorenzo Minotti, reduce come Zola dai Mondiali americani, di segnare lo 0 a 1.

Al Padova capitò un’altra ghiotta occasione per il pareggio ma non ne approfittò ed il Parma cinico e caparbio confezionò una percussione sulla sinistra con Luigi Apolloni (altro giocatore della Nazionale di Arrigo Sacchi, tanto per farvi capire di quale tipo di pedine disponessero i gialloblu) il quale passò la sfera a Marco Branca che quasi da fondo campo riuscì a imbeccare magicamente, anche grazie a una deviazione, Faustino Asprilla. Il colombiano di Tuluà dopo un paio di tentativi e di respinte goffe dei difensori del Padova riuscì a insaccare in rete con un tiro di potenza. 0-2.

Sprofondai nel divano per il dispiacere. Mio nonno cercò invano di consolarmi, dicendomi che nel secondo tempo la nostra squadra avrebbe fatto meglio e in maniera probabile pareggiato, ma così non fu, e anzi se possibile andò ancora peggio. Al decimo minuto della seconda metà di gioco sempre Asprilla (di gran lunga il migliore in campo dei suoi) su assist di Zola fece il terzo goal chiudendo definitivamente i giochi ed esultando con la sue famose capriole acrobatiche sotto la curva del Padova. Proprio il giorno del ritorno della serie A in città. Che umiliazione.

Lalas dopo Padova-Parma

Dalla radio fecero notare come quello fosse l’ottavo goal subito dalla squadra veneta in sole due partite di campionato. Un disastro. Subito dopo il termine della partita, mia nonna mi diede un’altra fetta di torta per consolarmi mentre iniziavo a guardare le interviste post-partita e gli highlights del match. Dopo aver rivisto per l’ennesima volta i punti salienti della partita ci fu una serie di domande al presidente biancoscudato Sergio Giordani che, molto preoccupato e deluso, alla fine disse candidamente ai microfoni di Italia Uno: “In questo inizio stagione le stiamo prendendo in maniera sonora”

Ed era la cruda realtà. Una delle uniche note positive di quel pomeriggio quasi autunnale fu l’intervista ad un ragazzone americano dai capelli rossicci e folti e col pizzetto simile a quello del generale Custer, forse solo un po’ piu lungo. Non l’avevo mai visto prima, ma col tempo quel giovane sarebbe diventato un idolo in città: Alexi Lalas. Il difensore numero 6 del Padova non esibiva nemmeno lontanamente le preoccupazioni del proprio presidente. Sembrava avesse già visto nella palla di vetro come sarebbe finita quell’incredibile stagione.

Alla domanda del cronista, che gli chiedeva delucidazioni sull’inizio disastroso di campionato, il filosofo Yankee sorrise in maniera pacata e pronunciò in inglese un proverbio che si usava citare dalle sue parti e in molti paesi anglosassoni: “Rome wasn’t  built in a day”. Voleva dire che come Roma non è stata fondata con uno schiocco di dita, tutte le grandi cose hanno bisogno di tempo per essere create. E ci aveva visto davvero lungo, perché da lì a qualche mese, le sorti della stagione sarebbero cambiate, e anche se io, piccolo bambino di otto anni sopraffatto dalla tristezza sportiva, in quel momento non lo sapevo ancora, quello sarebbe stato una dei campionati biancoscudati più belli di tutti i tempi. Senza scherzi, ragazzi!

 

 

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