«Mi dispiace, è veramente un peccato». Ripete spesso questa frase Gianni Di Marzio mentre commenta e prova ad analizzare quanto successo sabato sera a Pavia con il clamoroso “caso Amirante” che ha gettato nel caos la società biancoscudata. Di Marzio, trent’anni dopo la sua esperienza da allenatore del Padova, continua a vivere nella città del Santo, nonostante in biancoscudato abbia lasciato solo ricordi brevi. Il primo da allenatore, appunto, nel 1984/85, il secondo da direttore sportivo nel 1999, quando accadde un precedente simile a quello di Pavia. All’epoca il mister Adriano Fedele sostituì l’unico under in campo (in base al regolamento dell’epoca doveva sempre esserci un giovane sul terreno di gioco per tutti i 90’) con un giocatore più vecchio, perdendo a tavolino una partita vinta sul campo e vedendosi sottrarre tre punti che, a conti fatti, risultarono decisivi per la retrocessione del Padova, poi sancita dai playout con il Lecco. «Sono entrambi due errori tecnici, ma sono diversi», commenta Di Marzio. «Quello del ’99 fu un errore molto grave, ma commesso a caldo. L’allenatore, probabilmente preso dal pathos della partita, non si ricordò del regolamento, ma anche il suo staff e gli accompagnatori non dissero niente, permettendo che il cambio venisse effettuato. A Pavia, invece, è stato un errore a freddo, che forse è ancora peggio». In che senso? «Nel senso che, da quel che mi pare di capire, è stata una dimenticanza avvenuta in settimana e non durante la concitazione di una gara. Ma è possibile che, quando il giocatore è stato convocato e poi schierato in panchina, nessuno, dai dirigenti, ai segretari, agli accompagnatori, si sia accorto che non era ancora stato inserito in lista? Dispiace perché il danno è stato fatto anche sul momento, considerato che mancavano più di venti minuti alla fine: giocando in parità numerica e con maggior peso offensivo, il Padova avrebbe anche potuto recuperare la partita. E invece è rimasto in dieci». Nel 1999 come reagì la società? Furono presi provvedimenti? «Come ricorderete, sia Gardini dalla tribuna, che io dal tunnel degli spogliatoi, provammo a fermare il cambio ma non ci riuscimmo. All’epoca sbagliai perché avrei dovuto cacciare l’allenatore, in quest’occasione, invece, mi sembra che lo scenario sia diverso. Credo non sia giusto far ricondurre tutto ad un unico responsabile, il danno è stato fatto ed è un peccato, ma ora il Padova è chiamato a risollevarsi in tutti i sensi. La nuova società aveva acquisito anche fuori dai confini cittadini una buona immagine, quest’episodio non ci voleva, ma credo debbano continuare sulla strada intrapresa finora». E sul campo, invece? «Sul campo non c’è continuità ma in alcune partite il Padova ha giocato molto bene. Contro la Reggiana, per esempio, ho visto una formazione che ha buone trame di gioco. Certo, molto passa dai piedi di Neto Pereira, che ha la sua età, ma il Padova mi sembra una discreta squadra. Di sicuro il salto di categoria è notevole e sappiamo che la piazza è esigente e quando arrivano i primi risultati negativi inizia a mormorare. In ogni caso adesso non farei drammi, anche per quel che riguarda il caso Amirante. L’errore c’è, non doveva accadere, ma finora tutti i dirigenti si erano comportati molto bene, per cui devono solo risollevarsi».

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