Il “faccia a faccia” di martedì sera in via Carducci con i dirigenti del Calcio Padova, il tecnico e una delegazione ristretta di giocatori (Cuffa, Renzetti, Legati e Trevisan), preteso e ottenuto dalla “Tribuna Fattori”, un effetto lo ha ottenuto, almeno a parole: più professionalità nei comportamenti extra-campo da parte dei biancoscudati, di quelli almeno “pizzicati” dagli stessi ultras a fare le ore piccole e a non condurre propriamente una vita da atleti. Al di là del duro, ma sintetico, comunicato diffuso dai ragazzi della curva, va sottolineato che il confronto fra le due parti, iniziato in un clima teso e poi stemperatosi in un dialogo più civile, ha prodotto un atteggiamento molto responsabile da parte della “Fattori” nei confronti di tutte le componenti messe sotto accusa: in sostanza, nessuna contestazione ma sostegno incondizionato per l’immediato futuro. Una posizione tollerante, perché il Padova viene prima di tutto, ma che non può durare in eterno: gli ultras sono stanchi di assistere, ogni anno, allo stesso copione, promesse e attestati di grande impegno e poi risultati negativi, che non sono solo la conseguenza di ciò che non riesce in campo ma anche, secondo molti, di stili di vita discutibili da parte dei diretti interessati. Questo è stato fortemente contestato ai giocatori presenti, provocando ad un certo punto la reazione stizzita di Franco Colomba, che ha battuto un pugno sul tavolo ed è sbottato: «Basta con questi luoghi comuni!», difendendo i propri atleti. È curioso, comunque, scoprire che al Padova – e non è la prima volta che accade – nessuno da qualche anno a questa parte si preoccupa molto di controllare i propri tesserati, soprattutto per quanto riguarda il rispetto degli orari di rientro la sera nelle rispettive abitazioni, oltrechè dell’alimentazione che seguono. Chi dovrebbe farlo, di grazia, in società? Chi si occupa dell’area tecnica, allenatore compreso. Noi ricordiamo, a beneficio dei signori di oggi, un episodio che coinvolse Piero Aggradi, indimenticato d.s. ai tempi della serie A: informato che Maurizio Coppola, uno dei suoi giocatori, una sera si trovava in una discoteca di Spresiano (Treviso) a ballare, si recò in auto sul posto, entrò nel locale e prese per un braccio il centrocampista romano, riportandolo a Padova. Il giorno dopo, a Bresseo, chiamò capitan Ottoni e gli riferì la cosa, chiudendo così la questione: «Adesso vedetevela fra di voi, altrimenti sarò costretto ad intervenire». Qualcuno dovrebbe imparare dal passato…

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