Contro il Bari si poteva e si doveva vincere. Perché il Padova (leggi qui le pagelle biancoscudate) è stato ampiamente superiore all'avversario per lunghi tratti dell'incontro. E perché strappare i tre punti avrebbe permesso di fare un salto importante in classifica, verso lidi più tranquilli e meno minacciati dalla tempesta. Ma ha ragione il tecnico Matteo Andreoletti: "Meglio non averla persa". Lo abbiamo imparato ormai da tempo che ogni gara in Serie B è un po' un terno al lotto: si può vincere, pareggiare o perdere con chiunque. Sono gli episodi a fare la differenza. Ma gli episodi possono essere influenzati e calamitati più da una parte o dall'altra. Qui deve migliorare il Padova. Perché il gol di Piscopo, ad esempio, era evitabilissimo. Rimanere sul pezzo per tutti i 90' di gioco è a dir poco fondamentale, così come mantenere un buon equilibrio tattico. Ieri ha funzionato, ma in una delle poche sbavature difensive i biancoscudati sono stati puniti severamente. Gli attaccanti hanno poi tentato in tutti i modi di segnare la seconda rete, ma colpire non è mai facile. A una certa, inoltre, il Bari si è abbassato completamente nella propria trequarti e trovare gli spazi giusti per affondare è diventato quasi più difficile di cercare un ago in un pagliaio. La Serie B è così. Contorta. Prendere o lasciare, va accettato. Ma Andreoletti, ne siamo certi, ha la mentalità giusta per far sua la salvezza, così come la squadra. Anche se qualche piccola disattenzione andrebbe evitata. Andiamo, però, ad analizzare nel dettaglio la partita di ieri tra Padova e Bari, andata in scena allo Stadio Euganeo e valida per la 26ª giornata del campionato cadetto.
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I dettagli fanno la differenza: con il Bari il Padova poteva e doveva vincere
Le scelte tattiche di Andreoletti per Padova-Bari
—Abbiamo capito che parlare di moduli "fissi" con Andreoletti non ha molto senso. Piuttosto, parliamo di moduli all'interno delle diverse fasi di gioco. E così, il suo Padova, per affrontare il Bari di Moreno Longo, si sistema, quando ha il possesso della sfera, quindi nella fase di gioco offensiva, con la difesa a quattro, in una sorta di 4-4-2. Davanti a Sorrentino, infatti, Belli e Barreca agiscono da terzini (il primo a destra e il secondo a sinistra), mentre nel mezzo fanno guardia Sgarbi e Perrotta. A centrocampo la diga mediana è formata da Fusi e Harder, mentre sulle fasce agiscono Capelli e Di Mariano, con il tandem Buonaiuto-Bortolussi lì davanti. "Flessibilità" è la parola chiave. Perché sì, il Padova imposta in questo modo, ma Andreoletti non vuole rigidità. Pochi punti di riferimento e movimenti fluidi tra i reparti per trovare soluzioni alternative: Buonaiuto collega centrocampo e attacco, Di Mariano a volte si accentra, i terzini spingono... la formazione del tecnico bergamasco è un organismo malleabile che muta la propria essenza in base alle necessità della partita e alle richieste del suo stesso creatore (proprio Andreoletti). In fase di contenimento, invece, l'ossatura è quella di sempre, ovvero il passaggio al ben più compatto 5-3-2. Capelli stringe la linea a quattro trasformandola in una catena composta da cinque uomini, mentre Di Mariano si affianca a Harder e Fusi nel mezzo, con Buonaiuto più basso rispetto a Bortolussi. Quest'ultimo, infatti, è chiamato a tenere bassa la difesa avversaria e a fare da punto di riferimento per i rilanci patavini.
Il primo tempo: Piscopo risponde a Di Mariano
—L'inizio del match è equilibrato. Padova e Bari si studiano, duellando in mezzo al campo e dando qualche segnale d'assalto, che terminano, però, in un nulla di fatto. Poi si accendono i pugliesi sull'out mancino. Mantovani e Dorval al 9' duettano sulla sinistra e Mantovani crossa dentro l'area di rigore per Moncini, che riesce a colpire con la testa, mettendo però alto sopra la traversa. I biancoscudati, invece, impiegano qualche minuto in più per ingranare davvero, ma quando lo fanno, trovando le misure e gli spazi giusti, segnano. Al 13', infatti, con uno schema da calcio d'angolo perfettamente riuscito, il Padova passa in vantaggio. Buonaiuto batte corto per Fusi, che gliela ridà, così l'ex Cremonese, parecchio ispirato, scodella in area per l'accorrente Di Mariano, bravissimo a staffilare di prima e a sfondare la porta di Cerofolini. Il Bari entra in una fase di trance, sbaglia anche i più semplici appoggi centrali e non riesce a reagire. Così il Padova prova ad approfittarne prima con una percussione di Harder, impreciso nella conclusione, e poi con un'azione da manuale sul settore mancino. Buonaiuto e Harder danzano sulla palla e liberano Barreca a campo aperto tra le faglie della difesa barese. L'esterno corre a più non posso e serve Bortolussi involato tutto solo davanti a Cerofolini. Il bomber patavino, però, si lascia ipnotizzare e, poco lucido, si fa murare. Il Bari, dopo lo sfogo dei padroni di casa, in qualche modo riesce a rialzarsi. Rao mette a lato imbucato in campo aperto tra la difesa padovana, Maggiore sfiora la traversa con un colpo di testa sul primo palo su un corner battuto da Artioli al 41', mentre a inizio recupero Piscopo trova il gol del pareggio. Ed è qui che sbaglia il Padova. Da un calcio di punizione dai sessanta metri, il pallone attera in area, dove, dopo una serie di batti e ribatti, la palla sfila sulla destra per Piscopo, che, liberissimo, silura Sorrentino. Proprio in questa circostanza il Padova poteva farsi trovare più pronto. La situazione era quasi innocua e una disattenzione del reparto arretrato è costata caro.
La ripresa dell'Euganeo
—Il Bari scende in campo nel secondo tempo con enorme fiducia e per circa un quarto d'ora schiaccia il Padova nella propria metà campo. Rao sfoga il suo talento in un paio di circostanze, ma la consistenza delle manovre pugliesi si sbriciola con il passare dei minuti. Cresce a dismisura, invece, la voglia del Padova di fare sua la partita. E così fa. Si gioca solo da un lato del campo: la squadra di Longo è racchiusa, arroccata e non vuole concedere nulla, mentre quella di Andreoletti cerca ogni stratagemma possibile per sbrogliare la matassa. Buonaiuto da punizione al 58' scheggia la traversa, mentre poco dopo s'incespica su se stesso servito in area, sempre liberato da un interessante schema dalla bandierina. Ma la partita, ben presto, si addormenta sotto il profilo delle occasioni da rete. Il Padova non trova i varchi giusti e solo con i cambi ben più offensivi riesce ad alimentare la sua spinta. Varas agisce da esterno e si accentra spesso per creare densità, Caprari tenta a più riprese di caricarsi sulle spalle la propria squadra, mentre Lasagna cerca di dare tutto il suo peso offensivo. Di Maggio, poi, rileva l'ammonito Fusi (diffidato, così come Perrotta, sarà assente contro il Modena al Braglia) e pian piano qualche chance fiorisce dai piedi dei subentrati. Ma solo nel finale. All'84' Caprari si gira sul destro e prova a piazzare sul secondo palo, ma Cerofolini risponde e devia in angolo. Proprio da corner, battuto da Caprari, invece, Lasagna pizzica con la testa, non impensierendo più di tanto, però, gli avversari. La partita sembra destinata al pareggio, ma dal nulla il Bari si accende, forte dell'apporto dei giocatori più freschi. Dorval, esterno sinistro dalle energie infinite, scappa sulla sinistra e pesca in area Cuni, che con la testa impegna Sorrentino a un autentico miracolo. Sulla ribattuta si avventano lo stesso Cuni e De Pieri, ma la palla carambola in out. E così, qualche minuto più tardi, finisce il match tra Padova e Bari.
Padova, la partita con il Bari era da vincere
—Per come si è sviluppato l'incontro di ieri pomeriggio tra Padova e Bari, pensare che i biancoscudati avrebbero potuto anche perdere negli ultimi minuti appare quasi paradossale. E lo è. Perché, come abbiamo già avuto modo di dire, la squadra di Andreoletti ha dominato il gioco per lunghi tratti della partita: una piena mezz'ora in ogni tempo. Non si può di certo pretendere che il Padova possa controllare tutti i 90'... sarebbe eccessivo, utopico. In campo ci sono anche gli avversari, non dei birilli da spazzar via con un solo strike. E, soprattutto, perché tutte le squadre sono temibili, in uno dei campionati più equilibrati di tutti. Ma proprio per questo, la partita di ieri era da vincere. Perché il Padova, non solo con il Bari, ha dimostrato di saper tenere testa a quasi tutti gli avversari (come con la Sampdoria). E se Andreoletti riuscisse a intervenire nel suo organismo ben oliato per limare qualche dettaglio episodico, dettato forse da un po' di inesperienza per la categoria, forse riuscirebbe a strappare qualche punto in più. Se Villa non fosse intervenuto in scivolata in area causando il penalty poi trasformato da Brunori, probabilmente a Marassi con la Samp sarebbe finita in pareggio (e sarebbe stato anche più giusto per ciò che si è visto sul terreno di gioco). E se ieri pomeriggio la difesa non avesse sbagliato in una situazione quasi del tutto innocua, quasi sicuramente il Padova avrebbe proseguito la partita con più serenità, trovando anche qualche spazio per colpire con i suoi letali contropiedi nella ripresa. Nessun accanimento verso Villa, difensore di grande prospettiva e talento (errare è umano e capita!), e la difesa, che sia chiaro. Ma i dettagli fanno la differenza e non passano inosservati. Il Padova ha comunque tutte le qualità per vincere più partite nel ben più impronosticabile girone di ritorno, ma serve un po' più di attenzione in certi momenti. Passare dalle stelle alle stalle è un attimo. E questo Padova, per ciò che ha dimostrato finora, di certo non si merita una stalla. Anzi!
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