L'allenatore pugliese in questi primi giorni di ritiro ha iniziato a diffondere il suo credo tattico. Verticalità, aggressione e spazi: così sta già dando forma alla squadra

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Padova, tifosi in piazza a Pejo per la presentazione della squadra

"Quando si può andare in avanti, andiamo in avanti". Poi ancora: "Se c'è da fare una verticalizzazione, facciamola". E infine il ritornello che ha accompagnato ogni seduta di questi primi giorni di ritiro: "Occupiamo gli spazi!". Bastano queste tre frasi per comprendere quale sia l'identità che Antonio Calabro vuole trasmettere al suo Padova. Il tecnico non perde occasione per richiamare i suoi giocatori ai principi che dovranno caratterizzare la squadra nella prossima stagione: intensità, coraggio nelle giocate, ricerca immediata della profondità e continua occupazione razionale degli spazi. I primi allenamenti e il test contro la Virtus Abano hanno già offerto indicazioni interessanti. Più che i singoli interpreti, infatti, è stato evidente come Calabro abbia iniziato a plasmare una squadra con principi ben definiti, destinati a rimanere indipendentemente dagli uomini scelti.

Calabro

Le prime formazioni

La prima formazione schierata nell'amichevole ricalcava in larga parte quella della passata stagione. Davanti a Sorrentino ha trovato posto la novità Silletti al centro della difesa, affiancato da Sgarbi e Pastina. In cabina di regia Giunti, con Fusi e Varas da mezzali, mentre sulle corsie hanno agito Capelli e il nuovo arrivato Zanimacchia. In avanti Caprari ha gravitato attorno a Bortolussi, ancora una volta punto di riferimento offensivo. Il capocannoniere della scorsa stagione ha ripreso esattamente da dove aveva lasciato, realizzando il primo gol dell'annata su rigore e chiudendo la partita con un bottino personale di sei reti. Nel primo tempo sono andati a segno anche Zanimacchia, Fusi con una doppietta e Capelli.

Nella ripresa Calabro ha cambiato completamente gli interpreti, ma non i concetti. Faedo è stato provato al centro della difesa, Buonaiuto è stato arretrato in cabina di regia, Favale ha occupato la fascia destra, mentre Di Mariano ha interpretato un ruolo più ibrido sulla corsia sinistra, alternandosi con Barreca. Davanti sono arrivate indicazioni incoraggianti da Lasagna: pienamente recuperato dall'infortunio, l'attaccante ha mostrato brillantezza firmando una doppietta. A segno anche Di Mariano, Faedo e ancora Bortolussi, rientrato nel finale.

Proprio la capacità di mantenere invariati i principi di gioco al cambiare degli interpreti è forse il segnale più interessante emerso da questa prima settimana di lavoro. Il sistema di partenza è un 3-5-2, ma definirlo semplicemente così sarebbe riduttivo. La squadra si muove in maniera estremamente fluida, trasformandosi continuamente durante le varie fasi della partita.

In costruzione il Padova cerca di verticalizzare appena si apre una linea di passaggio, evitando il possesso sterile. L'obiettivo è raggiungere rapidamente le punte oppure gli esterni, sfruttando la profondità e attaccando gli spazi con decisione. Le mezzali sono chiamate a garantire continui inserimenti, mentre uno degli attaccanti tende spesso ad abbassarsi tra le linee per creare superiorità numerica e liberare lo spazio alle spalle della difesa avversaria.

Per questo motivo il modulo può evolvere facilmente in un 3-4-2-1 oppure in un 3-4-1-2, con uno tra Caprari, Buonaiuto o Di Mariano libero di muoversi tra le linee. Proprio Di Mariano sembra poter diventare la classica mezzala di squilibrio tanto cara a Calabro: un giocatore difficile da leggere, capace di partire largo, stringere centralmente, dialogare con i compagni e creare superiorità grazie ai suoi movimenti senza palla. Ma la sua situazione è ancora in evoluzione, probabilmente solo a fine agosto capiremo quale sarà il suo destino.

Anche in fase di non possesso emergono idee ben precise. Gli esterni si abbassano fino a formare una linea a cinque, trasformando il sistema in un 5-3-1-1, ma senza rinunciare all'aggressività. Il Padova non aspetta basso negli ultimi trenta metri: la pressione viene portata in avanti, cercando di recuperare il pallone il prima possibile per ripartire immediatamente. È un calcio intenso, dispendioso, che richiede continui movimenti coordinati e grande partecipazione collettiva.

Naturalmente è ancora presto per trarre conclusioni definitive. I meccanismi devono essere assimilati, gli automatismi affinati e il mercato potrebbe ancora modificare il volto della squadra. Tuttavia un aspetto appare già evidente: Calabro non vuole un Padova attendista o conservativo. Vuole una squadra verticale, aggressiva e coraggiosa, capace di occupare gli spazi prima degli avversari e di giocare sempre con l'idea di fare male.

Il primo vero banco di prova arriverà già domani a Ronzone contro il Sassuolo di Aquilani. Di fronte ci sarà un avversario di Serie A, sicuramente più probante rispetto alla Virtus Abano. Sarà l'occasione ideale per capire quanto i principi assimilati in questa prima parte di ritiro riusciranno già a emergere contro una squadra di categoria superiore. Più che il risultato, conteranno i segnali: quelli di un Padova che, giorno dopo giorno, sta assumendo sempre più la fisionomia del suo nuovo allenatore.

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