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Tornare alla vittoria era d'obbligo. Per di più in casa. Anche perché i tre punti mancavano esattamente da un mese. Era l'11 gennaio e il Padova batteva il Modena 2-0 con una prestazione gagliarda. Decisamente fortunata, ma solida e convinta. Un po' come la vittoria di ieri sera (togliamoci la fortuna, perché il Padova se l'è meritata) con la Carrarese di Antonio Calabro, squalificato e sostituito in panchina dal suo vice Giuseppe Padovano (Padovano a Padova, che intrecci...). Andreoletti, a ogni modo, può dirsi soddisfatto. Nel giro di poche ore non ha solo spezzato la miniserie di tre sconfitte consecutive (Mantova, Südtirol e Monza), pareggiando prima con la Juve Stabia e vincendo poi proprio con la Carrarese per 1-0, ma è riuscito anche a ritrovare quella solidità difensiva che ha caratterizzato la prima metà di stagione. Il Padova, infatti, nel girone d'andata non ha mai perso con più di due reti di scarto, se non con il forte Venezia e con l'Empoli al debutto, dimostrando una stabilità che ha permesso ai biancoscudati di strappare punti preziosi anche contro squadre di alto livello. Poi, l'inevitabile necessità di proporre più gioco ha sbilanciato la squadra, che ha perso i suoi punti di equilibrio, ampiamente ritrovati ieri con una prova ibrida. Coraggiosa per i primi 30', più conservativa e attenta nella restante ora. Andreoletti l'ha vinta così, adattandosi ai momenti della gara. E i suoi giocatori hanno sbagliato poco o nulla, risultando decisivi sia davanti che dietro. Andiamo ad analizzare, dunque, la prestazione vincente nella sfida di ieri contro la Carrarese, terminata con una vittoria che ha riportato il Padova a +5 dalla zona playout a 29 punti (leggi qui le pagelle biancoscudate).
Andreoletti si affida a un modulo ibrido tra il 4-4-2 e il 3-5-2. Niente 4-3-2-1 che si è visto a Castellammare, ma un fluidissimo sistema di gioco che si trasforma in base alle esigenze della squadra. Davanti a Sorrentino, infatti, ci sono i due laterali Belli e Barreca, il primo più conservativo e il secondo con caratteristiche ben più offensive, mentre in mezzo ecco Villa e Perrotta. A centrocampo la diga Fusi-Harder, con Varas largo a destra e Di Mariano a sinistra. La coppia di centravanti è formata invece da due giocatori più mobili rispetto a Bortolussi (giusto 57' per rifiatare un po'), ovvero Lasagna e Seghetti. Quando il Padova imposta, l'ossatura è flessibile. Flessibilità tattica della formazione che permette ai biancoscudati di variare sistema quando il Padova si difende. Si passa al solito 5-3-2, con Varas che si aggiunge alla linea di difesa a destra, agendo da quinto, e con Di Mariano che invece slitta nel mezzo, quasi nel ruolo di mezzala al fianco di Harder e Fusi. Lì davanti restano in pressione Bortolussi e Seghetti. E proprio sulla pressione offensiva sui primi passaggi della Carrarese il Padova ha costruito la sua prima mezz'ora di gioco.
All'Euganeo il Padova sa di dover fare risultato e così inizia la sua gara con coraggio, senza paura, consapevole delle proprie qualità. Con una pressione feroce sulla prima costruzione della Carrarese, con marcature a uomo che portano anche i difensori a seguire gli avversari in zone più centrali del campo, gli ospiti faticano a costruire e il Padova può creare. I ragazzi di Andreoletti, però, non fanno girare il pallone pazientemente alla ricerca degli spazi giusti per colpire, ma si affidano a un gioco rapido che passa per tutti i reparti e che si sviluppa principalmente a destra. Palla alla difesa, che scarica sui due centrocampisti Harder e Fusi, i quali poi pescano o gli esterni, chiamati a innescare i due centravanti, o direttamente le punte, che alternano due movimenti differenti. O vanno incontro per ricevere sui piedi o si gettano in profondità sui lanci lunghi. La strategia funziona, Seghetti viene lanciato in campo aperto in un paio di occasioni e più di qualche varco il Padova lo trova. Proprio così nasce il gol dell'1-0 al 29'. Harder appoggia sul secondo palo per Varas, che fa da sponda nell'area piccola, ma Oliana allontana direttamente sui piedi di Lasagna, a cui basta appoggiare in porta per far esultare i tifosi. Ma l'azione del gol è nata proprio da una ripartenza, con Lasagna lanciato in campo aperto. Anche la Carrarese riesce a trovare continuità offensiva. Soprattutto sulla sinistra, con Hasa, Rubino e Rouhi. I tre ragazzini si trovano a meraviglia, fraseggiano e danzano tra i giocatori del Padova, che faticano a contenerli. Dal vantaggio biancoscudato in poi, i toscani prendono il pallino del gioco e fino alla fine del primo tempo schiacciano il 5-3-2 di Andreoletti, infuriato perché sulla destra difensiva la Carrarese penetra con troppa semplicità.
All'intervallo Andreoletti capisce che proseguire così è troppo rischioso, vista la mole di percussioni offensive create dalla Carrarese soprattutto sull'out mancino. E così decide di equilibrare maggiormente la sua formazione, adattandosi camaleonticamente alle esigenze della partita, togliendo dal campo Seghetti per Faedo. A questo punto, il Padova passa al consueto 3-5-2, più delineato. Faedo agisce da quinto a destra, Varas scivola a fare la mezzala e il terzetto arretrato è ora composto da Belli, Villa e Perrotta. In attacco rimangono Di Mariano e Lasagna, che fanno fatica, però, a tenere palloni giocabili. La Carrarese continua a dominare il possesso, ma trovando molti meno spazi. Il Padova, infatti, è sigillato, chiuso e compatto e di spazi ce ne sono pochissimi. Servirebbe solo controllare qualche pallone in più davanti, per permettere alla squadra di risalire e colpire in contropiede. Così esce dal campo Di Mariano per Bortolussi, che dal suo ingresso in poi, assieme a Lasagna, fa proprio questo. Si sbatte e lotta per far salire i suoi, anche se la Carrarese non si arrende. Padovano si affida a Finotto e a cambi più offensivi, trasformando il 3-5-2 iniziale in un 3-4-1-2 a trazione anteriore. Il Padova deve prendere le giuste misure, cercando di limitare tra le linee Rubino e la partita si fa più nervosa. Piove qualche giallo, gli ospiti danno segnali di stanchezza e Andreoletti sceglie di pungere. Fuori Fusi per Di Maggio: energie fresche in mezzo, ma soprattutto inserimenti per le ripartenze, letali nel finale. Nel mentre la Carrarese continua a inserire qualità davanti e Andreoletti è costretto a correre ai ripari con le uscite degli stremati Belli e Varas per Sgarbi e l'esordiente Giunti. Cambi giusti, azzeccati, soprattutto quello Di Maggio, che nel finale si divora il ko del 2-0 in contropiede. Il Padova controlla gli ultimi minuti, finché allo scadere, da corner, la Carrarese non calcia in porta due volte, respinta dal muro stoico di maglie bianche. Finisce così, 1-0.
Per i primi 30' di gara il Padova non si è mai abbassato, ha mantenuto ritmi elevati, ha proposto gioco e non ha mai rinunciato ad avanzare. Ha segnato, la Carrarese è cresciuta, ha reagito al gol subito e sulla sinistra ha sfondato con troppa semplicità. Da qui è nata la lettura di Andreoletti, che ha fiutato il pericolo e ha deciso di modificare l'assetto della sua squadra, per avere più copertura dietro e ripartire in velocità sfruttando gli spazi concessi dall'avanzamento degli avversari. Ha funzionato, non solo perché nel secondo tempo, nel finale di partita, il Padova ha avuto più di un'occasione per colpire con transizioni rapide, ma anche perché la Carrarese non ha praticamente mai impegnato Sorrentino. Certo, avrà anche dominato nel possesso, ma non ha creato molto. Insomma, è servito il giusto equilibrio per non rischiare di subire attivamente gli avversari. Il gioco del Padova può piacere o meno, ma ieri ha avuto ragione Andreoletti. Quand'è tornato al famigliare e ben visibile 3-5-2 la sua squadra ha concesso pochissimo. Ha provato per la prima mezz'ora a mantenersi più alta, in controllo, con più giocatori offensivi e un modulo più propositivo (e ci è riuscita!), ma ha poi avuto bisogno di riequilibrarsi per non subire. Questo perché l'evoluzione a uno stile di gioco più dominante e propositivo dev'essere graduale, pensato, ragionato e provato. Non si può di certo cambiare abito da un giorno all'altro. E l'equilibrio, mantra del tecnico, dev'essere trovato anche con schieramenti tattici differenti. La partita di ieri richiedeva questo e Andreoletti è stato abile a capirlo. Il match con la Juve Stabia, invece, richiedeva altro, complice il punteggio negativo. Ma perché il Padova non resiste per 90' con più giocatori offensivi? Perché in questo momento non può permetterselo. Avesse proseguito nel secondo tempo con l’offensività della prima mezz’ora, probabilmente la Carrarese sarebbe cresciuta ancor di più in intensità e qualità. Ma Andreoletti, che vuole proporre e che sa di dover puntare su questa trasformazione, è consapevole che serve pazienza. E per vincere, poi, non è per forza necessario dominare nel possesso palla. La partita può essere controllata anche facendo girare a vuoto gli avversari e allungandoli in contropiede. Poi, chiaro, siamo tutti d'accordo: vedere un Padova più dominante piacerebbe a tutti. Ma serve pazienza!
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