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La presa di posizione degli ultras questa volta scatena il dibattito: giusto rimanere fuori?

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Il duro comunicato della parte calda del tifo rompe il clima di euforia generale: si rischia di giocare Padova-Palermo senza una parte di pubblico
Redazione PadovaSport.TV

Il comunicato diffuso nelle ultime ore dagli Ultras Padova rompe il clima di euforia generale. Duro nei toni, definitivo nelle intenzioni: se la nuova Curva Sud non sarà aperta e agibile entro il 21 marzo, il gruppo resterà fuori dallo stadio “fino a quando la nuova Curva Sud non sarà aperta e agibile al pubblico”. Nessuna soluzione alternativa, nessuna mediazione. Una scelta che nasce dalla frustrazione per l’ennesimo rinvio, per promesse non mantenute, per un rapporto ormai logorato con l’amministrazione comunale e con una società definita “costantemente assente”.

Ultras fuori dallo stadio? Non tutti condividono

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È una posizione coerente con lo stile ultras, figlia di una lunga attesa e di una linea portata avanti nel tempo. Ma questa volta la reazione è diversa. E le critiche, anche da parte di tifosi storicamente vicini alla Curva, non mancano.

La domanda che in molti si pongono è semplice, quasi brutale: questa scelta a chi fa davvero male?Non al Comune. Non ai cantieri. Non alle istituzioni. Ma alla squadra. A quel gruppo che gli stessi Ultras, nel comunicato, dicono di rispettare profondamente, chiedendo scusa a mister, giocatori e staff. A quei ragazzi che “scendono in campo ogni maledetta partita assieme a noi” e che ora rischiano di affrontare uno dei momenti più delicati della stagione senza il loro sostegno più caldo.

Padova-Palermo, la partita del gemellaggio rischia di perdere una parte di pubblico

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C’è poi un altro elemento che pesa. Il 21 marzo non è una partita qualsiasi. Padova-Palermo è il match dello storico gemellaggio, una giornata attesa da mesi, che rischia di perdere una parte fondamentale della sua anima: la Curva, il colpo d’occhio, il rumore, il colore. Un vuoto che non sarebbe solo simbolico, ma anche emotivo e sportivo.

Proprio per questo, rispetto ad altre prese di posizione forti del passato, questa volta il fronte non appare compatto. In molti parlano apertamente di una scelta autolesionista, che spezza un momento positivo e rischia di isolare la protesta invece di rafforzarla. Una protesta che, paradossalmente, arriva nel momento in cui il Padova sembra finalmente aver rimesso la chiesa al centro del villaggio, almeno sul piano societario.

Resta il nodo di fondo, che nessuno può ignorare: i ritardi ci sono, le promesse mancate anche. E la pazienza, legittimamente, è finita. Ma la frattura che si apre ora è profonda e lascia una sensazione amara. Perché se è vero che il rispetto per la maglia passa anche dal rispetto per chi la sostiene, è altrettanto vero che il Padova, oggi più che mai, avrebbe bisogno di sentirsi spinto da tutti, nella stessa direzione. Il tempo dirà se questa linea porterà risultati. Intanto, però, una cosa è certa: nel momento in cui il Padova stava ritrovando entusiasmo e unità, questa vicenda rischia di trasformarsi in una sconfitta collettiva. Per le istituzioni, per la società, ma anche – e soprattutto – per chi scende in campo. E quale sarà la posizione del neo proprietario Alessandro Banzato in merito?