La situazione, adesso, non è delle più rosee. Il Padova ha perso la terza partita di fila a Venezia nel derby (3-1), dopo i ko con Avellino (0-1) e Catanzaro (1-3), e si è complicato la vita. Anche perché le prossime due partite saranno due autentiche montagne da scalare. Palermo in casa e Frosinone in trasferta, dopo la sosta per le Nazionali. Il rischio di ritrovarsi impantanati nelle sabbie mobili non è mai stato così concreto. Certo, ieri sera con questo Venezia pensare di poter strappare punti era complicato, vista la qualità dei giocatori di Stroppa e le molte assenze biancoscudate, tra giocatori in infermeria e tifosi bloccati in terraferma, ma è da qualche settimana che la rosa di Matteo Andreoletti pare in grande affanno. L'atteggiamento dei giocatori non è sbagliato, perché lottano e non si arrendono fino all'ultimo secondo, ma è come se stessero emergendo dei limiti che prima non esistevano o che, quantomeno, non si vedevano (mentali, tecnici, fisici?). Girone d'andata e di ritorno sono due campionati distinti, ma mai, da agosto, si era visto un Padova così in difficoltà. Andreoletti (leggi qui le ultime sulla sua situazione), a cui attribuiamo meriti su meriti e a cui confermiamo la nostra stima, forse ieri poteva e doveva osare di più. A rintanarsi nella propria area e a ripartire soltanto in contropiede affidandosi praticamente solo ai lanci su Lasagna, i gol del Venezia erano solo una questione di tempo. Con la qualità lagunare il fortino è crollato dopo una serie ripetuta di assalti. E con qualche incertezza di troppo il risultato non è mai stato messo in discussione. Con un po' d'accortezza e sfrontatezza in più, forse, si poteva sperare di riaprire il risultato nel secondo tempo o quantomeno di rimanere in vita fino all'ultimo. Così non è stato. Andiamo, dunque, ad analizzare più nel dettaglio il derby di ieri tra Venezia e Padova.
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Padova, a Venezia ti è venuto il mal di mare. Cosa serve per ripartire davvero
Le scelte tattiche di Andreoletti per Venezia-Padova
—Ancora senza Barreca, PapuGomez, Sgarbi, Harder, Bacci e lo squalificato Di Mariano, Andreoletti cambia la sua strategia tattica rispetto alle ultime uscite. Contro il Venezia, infatti, schiera il suo Padova con un 3-5-2 mobile che, per lunghissimi tratti della gara, pare però solo una difesa a cinque. Davanti a Sorrentino, dunque, ci sono Faedo, Villa, Pastina, Perrotta e Capelli, quest'ultimo dirottato a sinistra, mentre in cabina di regia agisce Giunti, all'esordio da titolare. Lo affiancano Fusi e Di Maggio. Lì davanti, infine, ci sono Lasagna e Buonaiuto, preferiti rispettivamente a Bortolussi e Caprari. Ma se sulla carta è un 3-5-2, in realtà non è un sistema tattico fisso e rigido, anzi. In fase di non possesso, infatti, l'undici andreolettiano si arrocca a protezione della propria porta con un 5-4-1. Di Maggio e Buonaiuto si stringono da esterni di centrocampo, mentre la diga Giunti-Fusi tenta di schermare le avanzate lagunari. Squadra bassa e compatta, linee chiuse. Più isolato Lasagna, chiamato a non far alzare troppo la linea dei tre difensori veneziani Schingtienne, Svoboda e Sverko, per evitare così di portare tutti gli uomini nella propria metà campo. Quando attacca, invece, il Padova si apre in un 5-2-3. Di Maggio e Buonaiuto si allargano rispettivamente a destra e a sinistra per supportare Lasagna, cercando di dialogare soprattutto con Fusi che spesso accompagna le manovre offensive. Pressione alta quando il Venezia imposta dal basso, due linee (una da cinque e una da quattro, come già detto) basse e serrate quando, invece, la squadra di Stroppa fa girare il pallone da un estremo all'altro del campo per cercare spazi passando dai suoi calciatori di maggior qualità (Kike Perez, Busio e Yeboah su tutti). E, infine, lanci lunghi su Lasagna per provare a ripartire in velocità con il supporto di Di Maggio e Buonaiuto. Così il Padova ha provato a resistere allo tsunami Venezia.
Il primo tempo del Penzo e l'inizio delle difficoltà
—Al Penzo si capisce subito chi comanda. Dopo circa cinquanta secondi, infatti, il Venezia buca per la prima volta la retroguardia patavina. Haps s'infila tra Faedo e Villa, ma la sua conclusione, a tu per tu con Sorrentino, termina a lato. Si tratta solo del primo assalto alla porta del Padova. Ce ne saranno molti altri. La difesa a cinque di Andreoletti, supportato da un centrocampo bassissimo, prova a reggere l'urto su Kike Perez e Busio e ci riesce anche discretamente. Poi, verso il quarto d'ora, i biancoscudati iniziano a risalire sporadicamente il campo, affidandosi quasi esclusivamente al lavoro sporco di Lasagna spalle alla porta e al supporto di Di Maggio e Buonaiuto. L'assedio lagunare continua senza grossi sussulti e ai patavini sta anche bene. I ragazzi di Andreoletti non concedono molti spazi, ma praticamente si gioca solo su una metà campo. Doumbia prova l'acrobazia su punizione di Kike Perez, lo stesso spagnolo mette alto dopo aver dialogato con Hainaut, poi al 40' Lauberbach trova un altro varco tra le maglie bianche e impegna Sorrentino a un gran intervento. Dal corner che ne deriva, però, Svoboda svetta più in alto di tutti, anticipa un incerto Sorrentino e deposita in rete. 1-0. Emblematica l'immagine di Giunti, ragazzino all'esordio da titolare, che prende la palla e la riporta in mezzo al campo, incitando i compagni sconfortati. Nel finale di frazione Busio cerca il raddoppio, poi Fusi sciupa la più ghiotta chance da rete (unica del primo tempo) e si va a riposo con il Venezia in vantaggio di un gol. Primo tempo dominato dai padroni di casa sotto ogni punto di vista. Qualitativo, tattico e anche fisico. L'undici di Andreoletti, infatti, fatica a vincere i duelli con gli avversari, che sembrano arrivare prima su quasi tutti i palloni.
La ripresa di Venezia-Padova e il crollo biancoscudato
—Se a inizio primo tempo il Padova è stato graziato, non è così nella ripresa. Passano pochi secondi, Stankovic rilancia per i suoi attaccanti, Lauberbach fa la torre e spizza in avanti, Sorrentino esce e clamorosamente, invece di raccogliere la sfera con le mani, interviene con la gamba, regalando così il pallone al Venezia. A questo punto per i ragazzi di Stroppa è solo una formalità. Doumbia riceve e mette in porta il 2-0. Il Padova prova ad assestarsi dopo la mazzata subita, ma Andreoletti, invece di inserire gli attaccanti Caprari e Bortolussi preferisce affidarsi a Ghiglione per Buonaiuto. Con l'ingresso dell'ex Genoa da laterale di fascia a sinistra, Capelli si alza davanti a lui centrocampo, mentre Faedo prosegue a destra. Il Venezia, però, continua a giocare benissimo. Lauberbach viene murato da Sorrentino al 61', Yeboah prova a incantare, poi Andreoletti effettua un altro cambio. Fuori Faedo, che poco prima aveva rischiato il secondo giallo (era diffidato e salterà la prossima partita con il Palermo), dentro Favale. A questo punto Ghiglione scala a destra e Favale si posiziona sulla sinistra della difesa a cinque. Il suo ingresso è positivo, ma il Venezia è superiore. Sorrentino evita il tris su Doumbia e Compagnon, ma su uno schema da corner, Kike Perez piazza un cross tagliente in area su cui Lasagna di testa non riesce a intervenire. La palla, così, s'infila in porta. 3-0. Andreoletti cambia ancora, più per evitare un passivo peggiore che per provare a rimontare: dentro Crisetig, Belli e Varas per Giunti, Perrotta e Fusi. Ora in mediana agiscono Crisetig e Varas, con Villa e Pastina che slittano a sinistra per far spazio a Belli nel ruolo di braccetto destro della difesa. Il sipario ormai è calato, ma il Padova gioca, trainato dal più propositivo, Capelli. L'ex Pro Sesto prima mette a lato e poi, all'82', su assist di Lasagna, supera Stankovic con un diagonale mancino, regalando almeno una piccola gioia ai 34 tifosi padovani presenti nel settore ospiti. Ma, nonostante il punteggio ormai deciso, il Venezia non smette di premere. Sverko nel recupero centra in pieno il palo e Haps costringe nuovamente Sorrentino a un miracolo, su cui, praticamente, si chiude una partita da archiviare il prima possibile. Serve svoltare.
Padova, è il momento di osare di più
—Con l'imminenterientro del PapuGomeze le piene disponibilità di Di Mariano,Caprari e Buonaiuto, oltre a quelle dei due centravantiLasagnae Bortolussi, per il Padova è arrivato il momento di osare. Anche contro big del campionato. Cercare di proteggere la porta o il punto ieri non è servito. In primis perché le grandi corazzate di B, come Venezia e Palermo, in un modo o nell'altro trovano la via della rete e poi perché, dopo tre sconfitte di fila, è necessaria una ventata d'aria fresca. Giunti si è comportato bene in mezzo al campo, perché non ripartire anche da lui? Nel mezzo la sensazione è che serva freschezza per gestire il flusso di palloni che transitano davanti alla difesa, in attesa di Harder, mediano fondamentale per lo sviluppo del gioco, oltre che per la lettura della manovre avversarie in fase di contenimento. E Giunti, forse, è il giocatore che più si avvicina alle sue caratteristiche, Crisetig escluso. Chiaramente, poi, le assenze stanno pesando, ma è arrivato il momento di proporre qualcosa di diverso. Per dare un segnale a sé stessi, ma anche all'ambiente. Un segnale forte, di coraggio. Tenere in panchina tutta la qualità a disposizione può diventare un rimpianto. Da un guizzo, da una giocata o da un lancio può rinascere e ripartire il Padova. Basta poco. E per farlo ha bisogno di quei giocatori che ne hanno le potenzialità dalla metà campo in su. Il tutto, senza mai dimenticare l'atteggiamento giusto, di sacrificio e d'equilibrio, tattico e mentale, che caratterizza da inizio stagione la squadra di Andreoletti. E che ha fruttato parecchi punti nel girone d'andata. Ripartire è possibile, ma servono più leggerezza e fantasia.
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