Padova, c’è da battere anche il Covid. Sogliano: “Ecco le nostre linee guida, ma che ansia la telefonata del medico!”

di Redazione PadovaSport.TV

Il Padova è primo in classifica con l’obiettivo dichiarato di provare a vincere il campionato. Ma in questa stagione, probabilmente, non serviranno solo attaccanti che segnano, moduli che funzionano, un po’ di buona sorte e un grande gruppo. C’è un altro fattore, insidioso, che influenzerà il cammino di tutte le squadre: la presenza dei cosiddetti “positivi”, che non sono gli ottimisti, purtroppo, bensì i contagiati da Covid-19. Se, ad esempio, in una sfida clou, il giocatore più in forma è alle prese con un tampone positivo, possono essere guai. Che diventano ben peggiori se nella squadra si accende un focolaio (vedi Reggiana in B e, in queste ore, anche l’Ascoli). Non ci sono altre strade, bisogna cercare di ridurre al minimo i contagi. Possibilmente tenerli azzerati, anche se in questo momento è molto complicato. Il Padova si sta comportando bene anche da questo punto di vista, la società è stata molto chiara con i giocatori sul tema contagi.

“Abbiamo fatto in questi giorni una riunione con lo staff medico del club – ci spiega il ds Sean Sogliano – che ci ha fornito delle linee guida per cercare di contenere il più possibile i contagi. Sono le regole che valgono per tutti, ma noi dobbiamo cercare di stare davvero molto attenti perchè un positivo è un giocatore che non potrà scendere in campo. Ci è stato detto che, se dovesse arrivare un parente a trovarci, è necessario che anche lui faccia un tampone prima di entrare in contatto con noi. Bisogna uscire meno possibile, in pratica i calciatori dovranno dividersi solo tra allenamento e casa. Poi è chiaro che se uno risulta positivo non può essere considerato un irresponsabile perchè sappiamo che basta pochissimo, come un figlio che se lo prende a scuola e che lo passa poi in famiglia. Serve evitare situazioni a rischio con tutte le accortezze del caso e poi sperare che vada tutto bene”. È davvero un campionato anomalo, dove il Covid sta continuando a influenzare la vita quotidiana dei club: “In pratica la formazione la fa… mister tampone – scherza Sogliano – dopo ogni giro che facciamo 48 ore prima della partita, aspetto con ansia la telefonata del medico per l’esito dei tamponi. Quando mi dicono ‘tutti negativi’ tiro un lungo sospiro di sollievo!”

La procedura, va detto, si è leggermente snellita. Il protocollo messo a punto la scorsa primavera per la ripresa del campionato ha subito un paio di “aggiornamenti”, l’ultimo venerdì. A giugno i controlli erano ogni 4 giorni, adesso vengono effettuati 48 ore prima di ogni sfida. In caso di positività di un membro del gruppo squadra al tampone pre gara, la negatività degli altri può essere accertata attraverso i test antigenici (quantitativi con immunofluorescenza; non quelli qualitativi immunocromografici, con il sì o no). Gli antigenici o test rapidi possono anche sostituire i tamponi fatti a due giorni dal match e i controlli, ogni 48 ore, che il gruppo squadra deve fare quando al proprio interno c’è un positivo. Se un test antigenico dà risultato anche “debolmente positivo”, il calciatore in questione può essere utilizzato solo se poi risulta negativo a un test molecolare classico, con risultato ottenuto 4 ore prima dalla partita. In Italia non c’è un ente centralizzato che fa i tamponi e ogni società si affi da a un laboratorio di propria fiducia. La Lega, dunque, non esercita un controllo sui risultati.

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