Il Padova che saluta Matteo Andreoletti – esonerato dopo la quarta sconfitta consecutiva culminata nella beffa interna col Palermo – è anche una squadra che si è appoggiata su una spina dorsale fatta da un difensore centrale, un mediano, un esterno jolly e un attaccante. Vediamoli in questa grafica, che abbiamo mostrato lunedì scorso durante il nostro talk Centrocampo
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Padova, gli stakanovisti della squadra: ecco chi ha più “tirato la carretta” fin qui

Capelli, il simbolo della continuità
—Se c’è una fotografia della gestione Andreoletti, è quella di Alessandro Capelli: 30 presenze, oltre 2400 minuti, sempre dentro la partita. Era stato un fedelissimo anche nell'esperienza alla Pro Sesto. Esterno, destro e sinistro, all’occorrenza costruttore: Capelli è stato l’uomo che più di tutti ha incarnato l’idea di calcio del tecnico. Sempre presente, affidabile, spesso anche coinvolto nella costruzione. Non a caso è lui il giocatore più utilizzato del Padova.
Varas, equilibrio e sacrificio
—Kevin Varas è l’altro volto della continuità. Anche lui a quota 30 presenze, oltre 2000 minuti, con un lavoro spesso invisibile ma fondamentale. Schermo davanti alla difesa, raccordo tra i reparti, equilibrio puro (termine tanto utilizzato dal precedente allenatore). Non il giocatore che finisce nei titoli, ma quello che permette agli altri di starci. E Andreoletti, infatti, non ci ha mai rinunciato.
Sgarbi, affidabilità totale
—Filippo Sgarbi rappresenta la solidità. 28 presenze, oltre 2300 minuti: praticamente sempre titolare. In una stagione in cui la fase difensiva ha avuto alti e bassi, lui è stato uno dei pochi punti fermi. Pochi fronzoli, tanta sostanza. Il classico giocatore che l’allenatore schiera “a occhi chiusi”.
Era partito per rimpiazzare Delli Carri, che non ha fatto rimpiangere, anche considerando i quattro gol all'attivo.
Bortolussi, peso offensivo e responsabilità
—E poi c’è Mattia Bortolussi. 28 presenze, 9 gol: numeri che raccontano più di tante parole. È stato il riferimento offensivo, il terminale principale. Anche nei momenti di difficoltà, anche quando la squadra faticava a produrre gioco. Ha tirato la carretta là davanti, spesso isolato, spesso chiamato a fare reparto da solo. È in una leggera fase calante: riuscirà mister Breda a restituirgli la verve dei giorni migliori?
Il nuovo allenatore Roberto Breda difficilmente vi rinuncerà, ma dovrà gestirli nel modo migliore. Perché se è vero che questi sono i pilastri, è altrettanto vero che il finale di stagione passa anche dalla loro tenuta. Fisica. E soprattutto mentale.
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