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C’è un dettaglio che più delle parole - quelle che abbiamo usato nella cronaca per raccontare dello strapotere, purtroppo, del Venezia - racconta la serata del Penzo. Non parla Matteo Andreoletti. Parla il direttore sportivo. Massimiliano Mirabelli non è però il latore funesto della serata veneziana, anzi fa da scudo e si mette in prima linea: "Dovesse succedere l'impensabile, sarebbe tutta colpa mia" dice.
Mirabelli dunque si mette davanti, si prende la responsabilità. E soprattutto evita che Andreoletti si presenti davanti alle telecamere, ammettendo di volerlo sollevare da uno stress evidente. Tradotto: il momento è delicatissimo perché quando un direttore sportivo sceglie di esporsi così, rompendo una prassi consolidata, raramente è solo per ribadire fiducia. Non scriviamo niente di nuovo, la fiducia, nel calcio, non è mai una parola assoluta. È una variabile temporale. E il calendario, in questo caso, è spietato. Sabato arriva il Palermo. Poi la sosta.
Due elementi che, messi insieme, costruiscono uno scenario fin troppo chiaro: una partita che pesa doppio, forse triplo. Una di quelle che non definiscono solo la classifica, ma anche le scelte. Mirabelli lo sa. La società lo sa. La nuova proprietà – arrivata con ambizione e investimenti – lo sa ancora di più (questa sera Alessandro Banzato, patron biancoscudato, vedi nostra foto, era particolarmente preoccupato, come è giusto che sia). Non può permettersi un finale di stagione fuori controllo, né tantomeno il rischio, anche solo teorico, di una retrocessione che sarebbe clamorosa. Ma non vogliamo parlare di questo, scenario lontano e che oggi non dovrebbe essere nemmeno immaginato.
E allora le parole di stasera diventano ciò che spesso sono nel calcio: una linea pubblica che copre una riflessione privata. “Non è in discussione” oggi. Ma implicitamente lo è sabato. Con Padova-Palermo che non sarà una partita come le altre (oltretutto senza l'appoggio importantissimo della parte più calda del tifo: ci ripenseranno per il bene del Padova?).
Se il Padova reagisce - magari non necessariamente con una vittoria - Andreoletti si riprende la scena e il progetto continua, magari soffrendo, ma insieme. Se invece dovesse arrivare un altro segnale negativo, la sosta diventerebbe il momento perfetto per cambiare, per dare una scossa, per provare a salvare la stagione. Perché nel calcio di marzo, quando la classifica inizia a pesare davvero, a guidare le decisioni è spesso la determinazione a non lasciare nulla di intentato.
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