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Partita mai decollata: Sampdoria-Padova poteva finire anche in pareggio

Analisi Sampdoria Padova
A Marassi, lo sapevamo, non era facile. Non lo è mai. E così è stato. Anche se mantenere quantomeno i tre punti di distanza da una Sampdoria in salute sarebbe stato a dir poco fondamentale (i doriani sono riusciti nell’aggancio a 29...
Pietro Zaja
Pietro Zaja Redattore, telecronista 

A Marassi, lo sapevamo, non era facile. Non lo è mai. E così è stato. Anche se mantenere quantomeno i tre punti di distanza da una Sampdoria in salute sarebbe stato a dir poco fondamentale (i doriani sono riusciti nell'aggancio a 29 punti). Alla fine il Padova non ce l'ha fatta e nella 25ª giornata di Serie B, la terza partita in una settimana, si è arreso alla Sampdoria di Gregucci, che ha avuto la meglio grazie a un rigore trasformato nel primo tempo da Brunori. Una partita ruvida, poco spettacolare, ma intensa e piena di duelli nelle zone nevralgiche del campo. I blucerchiati, a una certa, l'hanno anche buttata sul nervosismo, sulle perdite di tempo e il gioco sporco ha funzionato. Di contro, i biancoscudati hanno faticato a proporre gioco, a rendersi pericolosi e a creare chance da rete. Una delle notizie più positive per Matteo Andreoletti, però, è quella che la difesa non subisce gol su azione da due partite. Ne aveva subiti 10 in 4 gare. Ora la solidità della difesa parrebbe essere riemersa e tornata ai livelli del girone d'andata. La fase offensiva, invece, va un po' registrata in settimana. Perché le soluzioni proposte al Ferraris non hanno convinto appieno. Andiamo, dunque, ad analizzare la sfida di ieri tra Sampdoria e Padova, persa dai patavini 1-0 davanti a 1200 sostenitori arrivati dalla Città del Santo (leggi qui le pagelle biancoscudate).

Le scelte tattiche di Andreoletti

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Alla terza uscita in sette giorni, il tecnico del Padova Andreoletti si affida ai giocatori più freschi per affrontare la Sampdoria. E, soprattutto, sceglie il 3-5-2, suo marchio di fabbrica, modulo mobile e flessibile in base ai momenti della sfida. Perrotta riposa e così, davanti al solito Sorrentino, ci sono Belli, Sgarbi e Villa. Il rientrante dalla squalifica Capelli agisce sulla fascia destra, mentre Barreca a sinistra vince il ballottaggio con Di Mariano. In regia ormai il titolare è Harder, con Varas e Di Maggio (anche i polmoni d'acciaio di Fusi hanno bisogno di riposo) che si posizionano ai suoi lati. L'ecuadoriano, con la fascia da capitano al braccio, però, aiuta il Principe Azzurro in costruzione, rimanendogli più vicino, mentre Di Maggio si alza maggiormente. Quasi a comporre una sorta di tridente in fase offensiva e anche in quella di pressione. Lì davanti, invece, ci sarebbero dovuti essere Bortolussi e Lasagna, ma quest'ultimo, a causa di un problema a un tendine, è costretto al forfait e viene così rilevato da Seghetti. Nelle poche occasioni offensive della partita, in particolare quelle del primo tempo, il Padova attacca aprendosi come sempre in un 4-4-2 mobile (nella ripresa, infatti, gli schemi iniziali saltano). Belli slitta a destra e Barreca si abbassa a sinistra, non alzandosi come Capelli dalla parte opposta. E' Di Maggio, invece, che dal centrocampo si sgancia di più per aprirsi a sinistra, con Seghetti che ruota attorno a Bortolussi, svolgendo un doppio ruolo. Quello di attaccare la profondità e quello di venire incontro ai mediani per cercare di farsi dare il pallone sui piedi per sviluppare la manovra palla a terra. In fase difensiva, invece, la squadra si arrocca nel famigliare 5-3-2. Capelli e Barreca arretrano in linea con il trio difensivo, il centrocampo si stringe e il blocco più avanzato Seghetti-Bortolussi guida una pressione decisamente meno intensa rispetto all'ultima uscita con la Carrarese, con l'apporto, come dicevamo, anche di Di Maggio.

Il primo tempo di Sampdoria-Padova e il vantaggio blucerchiato

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Che la partita sia tosta lo si capisce fin dalle prime battute. L'intensità fa da padrona e gli spazi per colpire sono pochissimi. La Sampdoria, di fronte alla marea blucerchiata, cerca di dettare i ritmi facendo girare il pallone tra gli interpreti del suo 3-4-2-1, mentre il Padova, come spiegato, si chiude con un 5-3-2 per poi pressare con le punte. Quando ha la sfera, invece, si allarga in un 4-4-2, provando a giocare. La manovra si sviluppa in due modi: o passa per il centrocampo, che innesca gli esterni o le due punte, oppure si affida a lanci lunghi. Seghetti ha gamba per provare ad arrivare sui palloni più profondi, mentre Bortolussi combatte tra Ricci e Henderson come suo solito. Ma azioni pulite si contano sul palmo di una mano, perché la Samp ben presto entra in controllo. E, soprattutto, fa di tutto per sporcare ogni manovra della squadra di Andreoletti. Pierini, che s'infortuna a fine frazione, tenta una rovesciata in stile Ronaldo contro la Juve, poi Villa commette l'errore di farsi ammonire per un'ingenuità e qualche minuto dopo, in seguito a una punizione calciata benissimo da Barreca ma respinta con la mano aperta da Martinelli, causa il rigore che risulterà poi decisivo. Palla in profondità di Brunori per Begic al 32', Villa interviene in scivolata, ma prende l'uomo. Dal dischetto Brunori punta sulla potenza, Sorrentino intuisce, ma la sua conclusione sfonda. Dopo il vantaggio i blucerchiati continuano a premere, mentre il Padova si limita a contenere, faticando a uscire dalla propria metà campo.

La ripresa di Marassi: il Padova ci prova, ma la Sampdoria resiste

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Pochi minuti dopo l'inizio del secondo tempo Andreoletti cambia. Perché qualcosa di diverso serve. La squadra non sale, i palloni in attacco non arrivano e così entrano in campo ben tre giocatori. Escono Barreca, Seghetti e Villa per Buonaiuto, Silva e Pastina, che torna in campo dopo il match del 10 agosto in Coppa Italia contro il Vicenza (ko per 0-2 all'Euganeo). I biancoscudati restano schierati con il 3-5-2, ma Capelli si trasferisce sulla fascia sinistra, mentre Silva si sistema a destra. La partita prosegue sugli stessi binari della prima frazione: gioco spezzettato, intensità e duelli nel mezzo, chance da rete che s'intravedono solo con il binocolo. La più importante, però, ce l'ha proprio il Padova, che al 69' riesce a portare Harder alla conclusione da fuori. La sua staffilata, però, sfiora il palo. Subito dopo Andreoletti cambia di nuovo e rileva Di Maggio per Di Mariano, passando così a una sorta di 3-4-2-1, con l'ex Modena e Buonaiuto trequartisti. In mezzo al campo rimangono Harder e Varas. Ma succede poco o nulla, nonostante l'arrembaggio ospite, così il tecnico inserisce pure Caprari per Belli, rendendo la squadra offensiva come non mai. Si passa alla difesa a quattro, con Capelli che fa il terzino destro e Silva quello sinistro. Al centro della retroguardia Sgarbi e Pastina (buono il suo rientro dopo un'eternità, potrà tornare utile perché ha anche un bel mancino), mentre Harder e Varas compongono la solita diga mediana. Dietro a Bortolussi, infine, ecco il trio Buonaiuto-Caprari-Di Mariano. Nonostante l'enorme qualità offensiva in campo, però, i biancoscudati non sfondano mai. Anche perché nel finale la Sampdoria inizia a giocare con il cronometro. Giocatori a terra a ogni contrasto, rimesse laterali infinite... Un gioco di furbizia che fa scorrere i 5' di recupero e che consente alla Sampdoria di agganciare proprio il Padova in classifica a 29 punti.

Vittoria Samp decisa dagli episodi: in campo l'equilibrio

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I tifosi a casa non si saranno divertiti moltissimo a guardare Sampdoria-Padova. Gara maschia e lenta. A Marassi è impossibile non esaltarsi, ma davanti alla televisione... è mancato il ritmo partita, stroncato sul nascere proprio da una Samp fastidiosa. Gregucci non ha voluto far giocare il Padova e ha sfruttato gli episodi per portarsi a casa tre punti fondamentali. Il rigore causato da Villa, alla fine, è stato l'unico vero acuto dei doriani, perché poi solo Harder ha sfiorato la rete nella ripresa. Si poteva fare di più? Certo, ma contro una squadra rognosa e difficile come la Sampdoria, reduce da ben 5 risultati utili di fila, non era facile. Lì davanti qualche trama più pulita si poteva trovare, ma dietro la squadra ha retto e non ha praticamente mai concesso nulla agli avversari, se non nell'occasione del rigore. Un buon segnale, quest'ultimo. Bisogna ripartire da qui, dalla ritrovata solidità difensiva, per poi costruire e plasmare un attacco più prolifico e fantasioso. Con il graduale inserimento di Caprari e il recupero del PapuGomez, le cose non potranno che migliorare. Perché ieri più di qualcosa è mancato. L'ultimo passaggio in primis. Ma, come dicevamo, una maggior portata offensiva andrà inserita con gradualità e adattabilità. Quando il Padova ha un po' forzato l'inserimento di più giocatori offensivi ha spesso subito troppo. Serviranno equilibrio e pazienza per vedere un undici ordinato dietro e sempre pericoloso davanti. Andreoletti ci sta lavorando di partita in partita. Si può migliorare anche nella malizia. Ieri la Sampdoria ha gestito l'incontro nel finale con grande esperienza, fermando il gioco e non dando ritmo al Padova. Un fondamentale non del tutto "sportivo", ma necessario per portare a casa punti preziosi.