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Resistenza vana: il Padova spreca un punto d’oro con l’Avellino

Analisi Avellino-Padova
Matteo Andreoletti è stato molto onesto dopo la sconfitta del suo Padova ad Avellino ieri pomeriggio. Un ko bruciante, per la traversa di Di Mariano all’85’, ma anche “giusto” per ciò che si è visto sul prato sintetico...
Pietro Zaja
Pietro Zaja Redattore, telecronista 

Matteo Andreoletti è stato molto onesto dopo la sconfitta del suo Padova ad Avellino ieri pomeriggio. Un ko bruciante, per la traversa di Di Mariano all'85', ma anche "giusto" per ciò che si è visto sul prato sintetico del Partenio-Lombardi. I biancoscudati, sconfitti 1-0, non sono riusciti quasi mai a controllare il gioco e hanno subito le avanzate e le pressioni irpine per lunghi tratti della sfida. Una prestazione opaca, forse dettata da un po' di stanchezza per le tre partite in sette giorni, che va subito archiviata. Che sia chiaro: il Padova è ancora a metà classifica a 34 lunghezze, ma tornarsene a casa con un punto ieri avrebbe fatto tutta la differenza del mondo. Perché l'Avellino sarebbe rimasto più arretrato (ora è a -1) e perché anche un solo punticino, al momento dei calcoli finali, può risultare determinante. S'interrompe così la striscia positiva di tre risultati utili consecutivi (pari con Bari e Spezia e vittoria con il Modena), ma a fare più male è il modo in cui è arrivato il colpo del ko. Nel finale, probabilmente nell'ultima azione della partita, in pieno recupero. Anche perché, per la quantità di occasioni sciupate dagli avversari, il persistere dello 0-0 pareva un segno del destino. Ma la mazzata finale di Russo, che poteva essere gestita con più attenzione, non sarà semplice da digerire. In un modo o nell'altro, però, va fatto. Il prima possibile, per voltare immediatamente pagina e concentrarsi sui prossimi impegni, non poco ostici e delicati. Andiamo, però, ad analizzare nel dettaglio la partita di ieri tra Avellino e Padova, terminata 1-0 per la squadra di Davide Ballardini (leggi qui le pagelle biancoscudate).

Le scelte tattiche di Andreoletti

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Per la terza partita in sette giorni dopo la vittoria del Braglia con il Modena (1-2) e il pari interno con lo Spezia (2-2), il tecnico del Padova Andreoletti decide di cambiare diversi interpreti nel suo flessibile 4-4-2 di partenza per il match con l'Avellino. Alcuni tra i giocatori più spremuti riposano, oltre ai non convocati per infortunio Barreca, PapuGomez, Bacci, Bortolussi e Harder, rimasti a casa. Quelli più in salute, invece, vengono spediti in campo. E così, davanti a Sorrentino, si rivede Pastina, al posto di Perrotta e al fianco di Sgarbi, con ai loro lati, sulle corsie esterne, Belli a destra e Faedo a sinistra. In mezzo al campo Varas rifiata. Prende il suo posto Crisetig, con Fusi lì vicino, mentre sulle fasce offensive ci sono i soliti corridori Capelli a destra e Di Mariano a sinistra. In attacco il tandem offensivo composto da Lasagna (leggi qui il nostro focus su di lui) e Buonaiuto, quest'ultimo chiamato a legare i reparti assieme a Di Mariano. Di fatto, però, per come si mette la partita, il 4-4-2 in impostazione si vede con il contagocce, se non in qualche occasione nella ripresa. Mentre è ben più utilizzato il consueto 5-3-2 difensivo, applicato quando l'Avellino domina il gioco. Capelli, quindi, si abbassa a destra nella linea a quattro, trasformandola in un pacchetto di cinque uomini, mentre Di Mariano, da esterno del centrocampo a quattro, si sposta a fare la mezzala di contenimento al fianco di Crisetig e Fusi. Lì davanti guidano la prima pressione di una partita che diventa complicatissima fin dalle prime battute, infine, Lasagna (spesso un po' troppo isolato) e Buonaiuto.

Il primo tempo di Avellino-Padova e il dominio irpino

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L'approccio alla partita del Padova è quasi uno shock. Dopo appena 2', infatti, Pastina regala il pallone a Patierno, centravanti e capitano di casa, che si invola in porta. La sua conclusione è però centrale e Sorrentino salva. Ma è solo l'inizio... Perché due giri di lancette più tardi Biasci scarica un destro potente che si schianta sul palo. Brividi. Il Padova, un po' impacciato e intimorito dall'avvio sprint degli avversari, prova a riordinare le idee ripartendo in contropiede. E all'11' sfiora il gol. Buonaiuto lancia in campo aperto Lasagna, bravo a spalleggiare con un avversario e a calciare in porta. Daffara, però, osserva la sfera uscire a fil di palo. Questa rimane l'unica vera occasione di un primo tempo soffertissimo, l'unico spiraglio di luce in un buio totale, causato dall'aggressività e dalla costante pressione della squadra di Ballardini. Subito dopo la chance patavina, infatti, Palumbo, Besaggio e Biasci scambiano costruendo la terza palla gol dell'incontro, mentre al quarto d'ora Simic mette alto a porta quasi sguarnita. Assedio totale. Il Padova fatica a uscire dalla propria metà campo, commette qualche errore di troppo in impostazione e fatica a far girare fluidamente la sfera, mentre l'Avellino fa subito intendere che vuole vincere, attaccando a più non posso con la sua fantasia del suo 4-3-1-2. Al 18', però, si mette di mezzo pure la sfortuna. Sgarbi s'infortuna e Andreoletti è costretto al primo cambio e a una coppia inedita di centrali, Villa-Pastina. I due prendono le misure al centro del reparto arretrato e provano in tutti i modi a scacciare le presenze degli avversari, che, però, si fanno sempre minacciosi in area. Izzo esagera con un tacco quasi impossibile a pochi metri dalla porta, Faedo intercetta un filtrante pericolosissimo, mentre al 43' Sorrentino neutralizza una doppia conclusione di Sounas e nel recupero, su deviazione sfortunata di Pastina, salva ancora mettendoci letteralmente la faccia. Tramonta così un primo tempo deludente e incredibilmente ancora bloccato sullo 0-0.

La ripresa del Partenio e l'amarezza di averla persa nel recupero

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Nel secondo tempo il Padova scende in campo con un piglio leggermente differente. Sia perché l'Avellino inizia a patire un po' di stanchezza dopo un primo tempo disputato a ritmi elevatissimi, sia perché l'undici è ben diverso rispetto a quello di partenza. Andreoletti, infatti, all'intervallo decide di effettuare un triplo cambio. Segno evidente della sua insoddisfazione. Escono dal terreno di gioco, quindi, Faedo, Buonaiuto e Crisetig per Giunti, Di Maggio e Silva. Giunti si piazza in mediana con Fusi, Di Maggio passa a fare l'esterno sinistro del 4-4-2, con Capelli che invece slitta nel ruolo di terzino sinistro, per lasciare così la corsia destra a Silva, davanti a Belli. In attacco, invece, ci sono Di Mariano e Lasagna. Rimaneggiato, il Padova riesce a premere con un po' di costanza. Al 50' Lasagna al volo con il mancino impegna Daffara al tuffo, ma i padroni di casa trasmettono sempre la sensazione di avere qualcosa in più. Sounas pasticcia davanti a Sorrentino, che salva in tutti i modi i suoi compagni, arroccati nella propria metà campo se non quando, in sporadiche occasioni, l'Avellino si prende dei momenti per respirare. I biancoscudati, tecnicamente, non riescono però a ingranare e ne sono una rappresentazione il retropassaggio di Di Maggio per Sorrentino terminato direttamente in corner e la gaffe di Villa che, scivolando, getta il pallone in out. Come se la squadra non riuscisse proprio a far viaggiare la sfera, forse ad adattarsi ad un campo sintetico particolare. Nel finale Andreoletti vara un'opzione di contenimento per mantenere il punteggio e sceglie di sostituire Lasagna per Varas, relegando Caprari a 90' di panchina. Varas agisce a sinistra, con Di Maggio che, invece, fa coppia con Di Mariano in attacco. E proprio a 5' dallo scadere, tra i continui assalti irpini, dalla tecnica di Di Mariano nasce una pennellata perfetta dal suo destro, ma che si schianta sulla traversa. Un lampo di genio, un colpo da vero campione, stroncato dal legno. Per un momento i circa 150 padovani presenti, sentono di poterla vincere, ma subito dopo il "toc" della traversa tutto torna come prima. L'Avellino insiste e nel recupero, a 1' dal triplice fischio, Russo s'incunea in area, salta Belli e beffa Sorrentino. Il gol, meritato per quello che si è visto in campo, è una mazzata che pesa come un macigno. Con un po' più d'attenzione il Padova poteva di sicuro portarsi a casa un punto preziosissimo, nonostante una prestazione deludente.

L'Avellino ha meritato, ma il Padova ha buttato un punto d'oro

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Nell'arco di un equilibratissimo campionato di B, perdere ci può stare. I valori delle squadre sono quasi del tutto allineati, soprattutto dalla quarta piazza in giù, e una sconfitta, soprattutto per una neopromossa, può capitare. Ad Avellino, poi, non è mai facile fare risultato. Tanto che il Padova, al Partenio, non ha mai vinto negli ultimi 6 incontri di Serie B. Un dato chiarissimo. Ma anche in una sfida ostica, dura e sofferta come altre poche volte in stagione, mantenere elevata la soglia dell'attenzione fino all'ultimo è d'obbligo. Siamo tutti d'accordo, pure il mister, che l'Avellino ieri avrebbe meritato il gol molto prima. Ma difendendosi da squadra vera, con le unghie e con i denti e sputando sangue su ogni centimetro del campo, il Padova era riuscito nell'impresa, con anche un po' di fortuna, di non far segnare gli avversari. Un po' miracolati, forse, i padovani erano a un passo dal successo di giornata, il pareggio. E sprecare tutto nell'ultima azione della partita è un enorme peccato. Silva e Belli forse potevano intervenire su Russo con più decisione? Quel pallone in area poteva non arrivarci? Facile puntare il dito a fine partita, ma la responsabilità è di squadra. E quello di ieri è un punto sprecato. Avrebbe fatto comodo per allungare a 35 e per mantenere l'Avellino a distanza. I dettagli e gli episodi fanno la differenza, girano prima da una parte e poi dall'altra. E ieri, alla fine, hanno sorriso, giustamente, all'Avellino e non al Padova. Per niente brillante e lucido, anzi. Scarico, sconnesso tra i reparti, impreciso con i piedi. Un po' di stanchezza è anche naturale, soprattutto per chi non ha praticamente mai riposato nell'ultima settimana (Belli, Sgarbi, Faedo, Lasagna, Di Mariano...) e crediamo che il grande dispendio energetico di una squadra che va a mille per 90' alla lunga si faccia sentire, soprattutto con tre impegni in una settimana. Ora, riposo e ripresa. A testa alta, perché all'orizzonte ci sono onde altissime da cavalcare e c'è una delle prestazioni più insoddisfacenti della stagione da riscattare. Come sa fare il Padova.