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Nessuna crisi. Certo, un'eventuale brutta prestazione con annessa sconfitta contro il Monza solleverebbe più di qualche perplessità, ma non c'è da allarmarsi, per ora. La sconfitta di ieri del Padova contro il Südtirol non è un dramma. Non ci può stare, perché perdere in quel modo, con un netto 3-0 e con un primo tempo praticamente non giocato, è difficile da digerire. Ma il Padova è ancora a +6 dalla zona playout e da quando Andreoletti siede sulla panchina biancoscudata una prestazione simile non si era mai vista. E che sia arrivata dopo più di un anno sotto la sua gestione, e per di più in Serie B e non in C, è un segno che il grande lavoro dell'allenatore ha sempre funzionato. Ora ha smesso di farlo? No di certo. Le brutte sconfitte capitano, le giornate storte prima o poi colpiscono chiunque. Ed è la prima volta che questo Padova crolla così facilmente, subendo più di un gol di scarto (se non con il Venezia, ma quella partita non fa testo...) e sparendo dal campo per una frazione di gioco, per di più in un pomeriggio molto particolare a causa della neve che ha fatto slittare di un'ora e mezza il fischio d'inizio (nessun alibi). Ci sarà da lavorare per rialzarsi subito, rimediare agli errori di valutazione, interpretazione e lettura della partita (Andreoletti fin qui ha sbagliato pochissimo), ma non ci sono segnali che lasciano presagire che il Padova possa crollare ancora come successo ieri. Perché la squadra ha sempre reagito correttamente ai momenti di difficoltà e perché non ha mai sbagliato approccio e atteggiamento. Ieri non ha funzionato nulla, va ammesso, ma non si può affermare che i biancoscudati non abbiano sempre dato il meglio di sé, o quantomeno che non ci abbiano provato. Cerchiamo, dunque, di capire cosa non ha funzionato nel Padova (leggi qui le pagelle biancoscudate) che ha affrontato ieri il Südtirol di Fabrizio Castori al Druso di Bolzano.
Struttura e intensità. Queste le due parole chiave ripetute da Matteo Andreoletti alla vigilia di Südtirol-Padova. E così, queste due caratteristiche hanno guidato il tecnico alla ricerca della miglior formazione da schierare. Per questo, quindi, Villa è stato preferito a Belli e Faedo in difesa, al fianco di Sgarbi e Perrotta, davanti al solito Sorrentino. E per questo Harder ha vinto il ballottaggio con Crisetig in regia, con Fusi e Varas che hanno agito da mezzali e Capelli e il rientrante Barreca da esterni a tutta fascia nel 3-5-2 andreolettiano. Lì davanti, niente PapuGomez (la sua assenza si è fatta sentire e non poco...), ma il tandem Lasagna-Bortolussi. Senza il diez, meno unione tra i reparti avanzati, più fisicità e, sulla carta, intensità nel mezzo. Descrivere lo stile di gioco adottato dal Padova nella partita di ieri, però, è missione assai ardua. Infatti, i biancoscudati, nel primo tempo, non sono quasi mai riusciti a uscire dalla propria metà campo, se non in sporadiche situazioni terminate in un nulla di fatto. Si sono chiusi dietro con il consueto 5-3-2 stretto, con un blocco più alto, composto dai due centravanti, e uno più basso, formato dai tre centrocampisti centrali, il terzetto di difesa e i due esterni, bassissimi, provando a ripartire. Non riuscendoci, però. Nella ripresa, invece, la squadra è stata ridisegnata in più di un'occasione, con l'aggiunta di giocatori offensivi per tentare il disperato recupero del punteggio di svantaggio. Ha funzionato poco. Un flop tattico, non dettato soltanto dagli errori commessi e da qualche lettura sbagliata di troppo, ma anche da un Südtirol in stato di grazia, vivace, pimpante e ordinatissimo, sia in fase offensiva che difensiva. Per il Padova non è stata affatto una partita semplice. Un ko che ha ridimensionato il percorso biancoscudato e che, se interpretato nel modo corretto, potrà aiutare la truppa del giovane Andreoletti a crescere e fortificarsi. Ma analizziamolo nel dettaglio.
Nel primo tempo il Padova non scende quasi in campo. O meglio, fa una fatica enorme a entrare in partita. Demeriti suoi, certo, ma merito anche degli avversari, che sanno schiacciare i biancoscudati dal primissimo istante della gara con la loro struttura e intensità agonistica, disinnescando ogni segnale offensivo nemico. Al 7' Merkaj ha la prima di tante palle gol, ma uno stratosferico Sorrentino (di gran lunga il migliore dei suoi) smorza in angolo il tiro dell'attaccante. Poi Tronchin mette a lato di pochissimo, cercando di sfruttare anche il campo bagnato e umido per far schizzare il pallone in rete, mentre al 28' ecco il primo gol. Molina scappa sulla fascia a Barreca e mette dentro per la testa di Merkaj, che anticipa tutti i difensori e insacca. Il Padova accusa il colpo, ma prova ad abbozzare qualche timida reazione. Nulla di così pericoloso. E allora il Südtirol continua a premere: Pecorino prima in semirovesciata impegna di nuovo Sorrentino a un prodigio in tuffo, poi, al 38', questa volta su assist di El Kouakibi, raddoppia con un gol fotocopia del primo. Difesa che si lascia anticipare ancora nello stesso modo e rete del raddoppio. Gli altoatesini sono in pieno controllo della sfida, muovono palla a destra e a sinistra non concedendo alcuno spazio al Padova, che se ne torna negli spogliatoi più rammaricato che mai. Andreoletti lo dirà nel post-partita: "Il peggior primo tempo da quando sono l'allenatore del Padova". E siamo d'accordo.
Andreoletti corre subito ai ripari e cerca di limitare i danni. Così cambia modulo, passando dal 3-5-2 al 4-4-2, inserendo Silva al posto di Villa. La difesa a quattro è ora composta da Sgarbi e Perrotta al centro e dai due terzini Capelli e Barreca, più arretrati in fase di costruzione rispetto alla precedente impostazione con il 3-5-2. Sulla linea di centrocampo, invece, Varas slitta a sinistra, con Silva che si posizione a destra. Fusi e Harder restano nel mezzo. L'atteggiamento, rispetto a quello della prima frazione, è del tutto differente. Il Padova non ha paura e si gioca il tutto per tutto. Al 47' Bortolussi impegna Adamonis al primo intervento della sua gara, poco dopo Capelli silura l'incrocio dei pali. I biancoscudati alzano il baricentro e mettono anche in difficoltà il Südtirol, che pian piano, però, prende le misure e raramente si lascia sorprendere. Così Andreoletti è costretto a cambiare ancora. A mezz'ora dalla fine entrano Seghetti e Buonaiuto per Harder e uno spento Lasagna. Il primo fa coppia con Bortolussi, cercando di dare più dinamismo al reparto offensivo, il secondo, invece, prende il posto di Varas sulla corsia offensiva mancina, spingendo l'ecuadoregno nel mezzo con Fusi. Un Padova super offensivo, che attacca a più non posso, non trovando sempre, però, lucidità e pulizia nelle giocate. Il Südtirol è maestro nell'impedirlo, Castori inizia anche a coprirsi con l'aggiunta di giocatori più difensivi, mentre lo sfogo offensivo del Padova inizia a calare. I padroni di casa recuperano dunque terreno e tornano a farsi sotto. Casiraghi spara alto, Kofler di testa mette centrale. A un quarto d'ora dal triplice fischio Castori si affida a una maggior presenza fisica (Odogwu e Crnigoj), mentre Andreoletti decide di inserire Baselli per Barreca, con Fusi che scivola a fare il terzino destro e Capelli che si sposta a sinistra. Se il Padova di prima era super offensivo, questo è ultra offensivo. Le palle iniziano a spiovere di nuovo con più insistenza nell'area altoatesina, ma Bortolussi mette a lato e Silva si vede salvare la sua conclusione sulla linea da Kofler. Proprio quando il Padova sembrava poter segnare almeno il gol della bandiera, ecco il rigore per il Südtirol. Baselli tocca con il braccio sinistro il pallone e Casiraghi insacca il tris, chiudendo una partita male interpretata dal Padova.
Le due parole chiave pronunciate da Andreoletti alla vigilia di Südtirol-Padova e richieste ai suoi giocatori in partita (struttura e intensità) si sono riversate contro lui stesso. I biancoscudati hanno provato a interpretare la partita con più struttura e intensità del solito, ma gli altoatesini li hanno sovrastati in lungo e in largo, non lasciando un centimetro disponibile al Padova per provare quantomeno a colpire. Andreoletti è forse rimasto anche sorpreso dalla potenza e dall'energia di un Südtirol che all'andata non era ancora così solido. Ha fatto impressione la squadra allenata da Castori. Fisica, affamata, determinata a vincere. E il Padova, forse un po' esitante all'ingresso in campo, non è mai riuscito a carburare, sempre ostacolato dagli avversari, bravi a togliere il piede dei biancoscudati dall'acceleratore di continuo. Il pomeriggio più negativo degli ultimi tempi, che deve far riflettere e deve servire da lezione. Ora per il Padova l'imperativo è quello di rialzarsi, ricompattarsi e ripartire da una partita che si prospetta ancor più complessa. Domenica all'Euganeo arriva il Monza, ma quello che conterà più di ogni altra cosa, questa volta, non sarà solo il risultato. Sarà ritrovare fiducia dopo le sconfitte con Mantova e Südtirol, così come la prestazione e una lucidità che nelle ultime settimane si è un po' nascosta. Con la speranza di riabbracciare il PapuGomez, vero faro del gioco patavino e in grado di legare con una qualità impressionante il centrocampo e l'attacco.
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