Dai sogni di gloria al possibile ritiro dal campionato: la parabola del Potenza

Dai sogni di gloria al possibile ritiro dal campionato: la parabola del Potenza

di Stefano Viafora

“Con la morte nel cuore”, Salvatore Caiata, presidente del Potenza calcio (serie C, girone C) ha simbolicamente consegnato la squadra nelle mani del presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi, e del sindaco Mario Guarente. Lo ha annunciato lo stesso Caiata in una conferenza stampa allo stadio Viviani. Il tutto a pochi giorni dall’eliminazione dai play-off per mano della Reggiana.
Ha alzato bandiera bianca per via delle poche risorse economiche a disposizione, soprattutto (secondo lo stesso Caiata) alla luce della situazione che si è venuta a creare con l’emergenza sanitaria causata dal Covid-19. Dalle ambizioni di promozione, al possibile ritiro dal campionato. La Lega Pro continua a regalarci queste perle: presidenti che vivono di fiammate, di gloria effimera, di proclami roboanti (Caiata si era pure messo in testa di cambiare il calcio, opponendosi a Ghirelli e facendo il capo-popolo tra i presidenti della Lega Pro sulla riforma dei campionati) per poi abbandonare sul più bello perché “mancano le risorse”. Ma, allora, se mancano le risorse perché fare un campionato con obiettivo promozione, con una squadra vecchissima (età media 29,5 anni), con zero (letteralmente zero) contributi per l’utilizzo dei giovani? Quanta vita avrebbe avuto in serie B il Potenza, se fosse stato promosso ai play-off? Il salto tra serie C e B non incide così tanto sulle casse (come per esempio il salto tra B e A) da poter pensare a un nuovo corso. Caiata si accorge solo ora, dopo l’eliminazione dai play-off, che in Basilicata l’attività economico-industriale è ai minimi termini, che non esiste un tessuto imprenditoriale in grado di sostenere un club calcistico? Non si poteva evitare il “passo più lungo della gamba”, ancora una volta? Oggi a Padova e dintorni abbiamo tanto, ma tanto da insegnare da questo punto di vista. Nella prossima stagione Padova avrà tre realtà del proprio territorio tra i professionisti (Padova, Cittadella, Campodarsego). Tutti esempi virtuosi: imprenditori e investitori che programmano con senno in base alle risorse a disposizione. Se non si comincia a ragionare così, a ogni latitudine, che senso ha questa Lega Pro?

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