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OLTRE i ’90 | Il vero Vlaovic (seconda parte)

OLTRE i ’90 | Il vero Vlaovic (seconda parte)

A spasso tra i ricordi di un giovane tifoso degli anni '90

Giacomo Stecca

(Leggi qui la prima parte). L’impatto di Vlaovic con il nostro campionato non fu dei migliori. Come tutta la squadra, non abituata a un palcoscenico del genere (che mancava in città da 32 anni) Goran e i suoi compagni di reparto sembrarono, a inizio avventura, dei pesci fuor d’acqua. Nelle prime gare i Biancoscudati apparvero allo sbando perdendo malamente con Sampdoria, Parma, Torino e Bari. Il pomeriggio di Domenica 25 settembre 1994, dopo l’ennesima sconfitta, rimediata allo stadio San Nicola, tutti davano già per spacciati i ragazzi di Mauro Sandreani. “Se c’è una squadra che finirà quasi di sicuro in serie B quest’anno, quella è il Padova”, disse un giornalista la sera stessa. Sarebbe stato bello ricordarsi il suo nome il 10 giugno del 1995.

La sliding door, per Goran e il suo nuovo team, avvenne una settimana più tardi, nella suggestiva cornice dello stadio San Paolo di Napoli, quell’impianto che solo tre anni prima faceva da palcoscenico alle esibizioni artistiche di Diego Amando Maradona.

Il Padova, a cinque minuti dalla fine del match, stava perdendo per 3 a 1, con due uomini in meno a causa delle espulsioni di Roberto Putelli e Maurizio Coppola (cacciato dal campo assieme all’azzurro Fabio Cannavaro), quando, a partire dal quarantesimo, Filippo Maniero decise di segnare, in scioltezza, due reti in due minuti ed inserire, in quella che sembrava una storia già scritta, un elemento assolutamente imprevedibile che cambiò del tutto il destino dei Biancoscudati in campionato e non solo. Il turno seguente difatti, la squadra patavina, galvanizzata dalla rimonta impensabile compiuta a Napoli, fece, se possibile, un’impresa ancora maggiore. Sconfisse il Milan campione d’Italia in uno stadio Euganeo gremito per l’evento. Nella gara contro i Rossoneri andarono a segno due difensori come Alexi Lalas e Franco Gabrieli. Vlaovic in quell’occasione non giocò neppure, ma i due risultati positivi acquisiti dai suoi compagni in pochi giorni, diedero consapevolezza anche a lui, che finalmente, dopo altre tre partite giocate in casa, alla quarta, si sbloccò. Era l’11 dicembre e nella città del Santo si giocava la tredicesima giornata di serie A: Padova-Cagliari. Gli isolani guidati da Oscar Washington Tabarez soccombettero contro gli uomini di Sandreani proprio a causa dell’attaccante croato che a due minuti dalla fine calciò una punizione (da lui stesso procurata) come un vero fuoriclasse, disegnando con il pallone una traiettoria magica che beffò il portiere cagliaritano, Valerio Fiori, e regalando la terza vittoria in campionato alla sua squadra.

Da quel momento l’allenatore lo mise nella lista dei titolari con ancor più convinzione di prima e nonostante il numero di realizzazioni non fosse quello che tutti si erano immaginati a inizio stagione il lavoro in fase offensiva lo portò comunque ad essere indispensabile per il reparto d’attacco.

Inoltre c’è da dire che quando Goran segnò, le sue reti risultarono sempre decisive, proprio come contro i sardi, quella domenica prenatalizia. Neppure la seconda e la terza rete fecero eccezione. Il 19 febbraio 1995 contro il Torino mise a segno una doppietta che contribuì in maniera pesante alla vittoria biancoscudata per 4 a 2 sull’undici di Nedo Sonetti. Siglò il goal del 2 a 1 anticipando, con un pallonetto, il portiere del Toro, e poi il 3 a 1. In quel caso con un astuto tiro in diagonale scatenò la gioia di tutti i tifosi patavini, i quali già pregustavano una vittoria importantissima. Importante tanto quanto il successo di sette giorni più tardi che, guarda caso, arrivò sempre per merito del nuovo numero nove scudato (Vlaovic era riuscito a sorpassare nelle gerarchie di maglia un mostro sacro come Giuseppe Galderisi) in quel di Bari.

La città dove la squadra di Sandreani, solo qualche mese addietro, aveva toccato il fondo, diventò il teatro di un sogno. Alla fine dei novanta minuti, infatti, il Padova che aveva espugnato per 1 a 0, con marcatura di Goran, il San Nicola, si trovava per la prima volta dall’ inizio del campionato fuori dalla zona retrocessione. Una meraviglia! All’ombra del Santo però non si poteva mai tranquilli, persino in quel periodo d’oro, e se ne accorse anche l’attaccante di Nova Gradiska, dopo aver segnato un goal magnifico in mezza sforbiciata, alla trentunesima giornata contro la Reggiana, fanalino di coda. Tutti i discorsi per la lotta salvezza sembravano chiusi ed invece la rimonta del Genoa costrinse Vlaovic e Company a disputare un ultimo, infuocato spareggio, per rimanere nella massima serie, proprio contro il Grifone.

La sfida del 10 giugno 1995 che si tenne a Firenze fu probabilmente una delle gare più importanti ed emozionanti giocate dal Padova dell’epoca moderna, e data l’importanza di tale partita, poteva Goran esimersi dal segnare? Assolutamente no! Al diciannovesimo del primo tempo il bomber padovano tramutò in oro un cross partito dai piedi di Michel Kreek e trafisse il portiere del Genoa, Gianpaolo Spagnulo. Purtroppo la stagione sportiva 1994/1995 sembrava destinata a non voler mai raggiungere un lieto fine per il Biancoscudo e ne fu un’ennesima conferma fu il pareggio genoano con rete di Thomas Skuhravy che portò la gara ai supplementari prima, e ai tiri dagli undici metri, poi.

In quella lotteria, chiamata calci di rigore, Vlaovic si presentò sul dischetto senza paura di battere il quarto penalty. Palla che spiazzò il portiere, come fece anche quella del suo compagno Kreek, il quale, finalmente, dopo svariate peripezie, consegnò vittoria e salvezza al croato, a tutti gli altri compagni di squadra e, soprattutto, a una tifoseria impazzita di gioia. Il grado di euforia era tale che fece il suo ingresso in campo pure una statua raffigurante Sant’Antonio. Una delle immagini più belle della festa, finita sulle pagine dei maggiori quotidiani, locali e non, è quella di Goran, rimasto in mutande e canottiera dopo lo “scippo” della divisa da gioco da parte dei supporter scudati accorsi fino a Firenze, che abbraccia e bacia il simbolo religioso come se lo stesse ringraziando del Miracolo compiuto.

 

CONTINUA…

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