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OLTRE i 90′ | L’ultimo rigore della stagione

OLTRE i 90′ | L’ultimo rigore della stagione

A spasso tra i ricordi di un giovane tifoso degli anni ’90

Giacomo Stecca

Qualche settimana fa ho parlato dei calci di rigore e di come questi siano stati, per me, quasi sempre, una sofferenza. In quell’occasione specifica mi riferivo ai tiri dal dischetto sbagliati dai giocatori della Nazionale italiana durante i Mondiali del 1994 e del 1998, oggi invece voglio raccontare di come essi siano diventati, per il sottoscritto, un “incubo, proprio durante la scorsa stagione sportiva, anche in relazione alla squadra della mia città.

Facciamo una piccola premessa: Il Calcio Padova, formazione per cui tifo da quando ho circa sette anni, non mi ha mai regalato delle gioie stratosferiche (se tralasciamo i primi due anni di tifo, quando i Biancoscudati militavano in serie A e davano del filo da torcere a chiunque) ma devo anche dire che non mi ha neppure mai dato delle sofferenze così atroci, o meglio, le annate terribili si sono sempre palesate come tali, subito dalla prima giornata. Non ci sono mai stati dei colpi di scena epocali. Tutto questo fino al campionato di serie C dell’anno scorso, il 2020/2021. Credo che nei miei ventisette anni da supporter biancoscudato questo sia stato il più duro in assoluto, e vi spiego il perché:

A settembre del 2020 la squadra imbastita dal Direttore sportivo Sean Sogliano non era di certo la favorita per la conquista del torneo e nessuno si aspettava potesse competere con una corazzata come quella formata dai giocatori del Perugia di Fabio Caserta, eppure, complici anche un po’ di errori da parte degli umbri, in primavera i patavini allenati da Mister Mandorlini giunsero inaspettatamente in testa alla classifica rendendo felici e orgogliosi noi tifosi padovani. Tutto sembrava andare a gonfie vele e, seppure nessuno lo avesse voluto dire ad alta voce, a causa della solita scaramanzia che circonda il mondo del pallone, la serie B sembrava cosa praticamente fatta (o quantomeno fattibile).

Ho in mente una partita e una data in particolare: Padova- Ravenna del 28 Marzo 2021. Ero allo stadio Euganeo a seguire il match e al novantesimo minuto, sul risultato di tre a zero, pensai, come buona parte delle persone sedute in tribuna stampa con me, che la missione fosse davvero compiuta. Bastavano altre quattro vittorie da lì a maggio e il Biancoscudo sarebbe tornato nella serie cadetta.

Piccolo spoiler: non è andata affatto così, alla fine della fiera.

Contrariamente a quanto sperato, da quel giorno di fine marzo il Perugia iniziò un velocissimo inseguimento che culminò con l’appaiamento al primo posto nella graduatoria finale del girone C. In virtù della classifica avulsa, gli umbri prevalsero per il vantaggio negli scontri diretti e salirono così in serie B, lasciandoci a dir poco con l’amaro in bocca.

Dopo una batosta del genere il rischio poteva essere quello di presentarsi ai playoff demoralizzati  e con le pile scariche ma così non successe. O almeno non nella prima partita contro il Renate, dove i ragazzi di Mandorlini sembrarono determinati e concentrati sull’obbiettivo, vincendo una gara su un campo difficile per 3 a 0. L’atteggiamento del mercoledì seguente purtroppo fu completamente diverso rispetto a quello esibito a Meda e a meno di mezz’ora dal termine il Padova era fuori dai giochi promozione. Ci pensò Ronaldo a  fare accedere i suoi compagni al turno successivo, con un goal siglato all’ottantunesimo minuto, quando tutto sembrava perduto. E fu proprio questo goal allo scadere, abbinato alla buona prestazione contro l’Avellino, sia all’andata che al ritorno delle semifinali, a far pensare a tutti, me compreso, che la dea bendata fosse dalla nostra parte. Niente di più sbagliato.

Dopo varie peripezie, la squadra biancoscudata, si trovò a giocare la finale dei playoff contro l’Alessandria, ma nella gara interna dell’Euganeo non si andò oltre il pareggio.

Rimaneva da disputare solo l’incontro di ritorno in Piemonte. Nella tana dei “Grigi”.Possibile che dopo un campionato intero passato in cima alla classifica la promozione potesse sfuggire proprio all’ultima curva?

Se potessi cancellare un giorno dal calendario del 2021, questo giorno sarebbe un giovedì. Giovedì 17 giugno, per la precisione.

Stavo rientrando a casa da Roma, dove avevo avuto la fortuna di poter vedere la partita della Nazionale di Roberto Mancini, vinta per 3 a 0 contro la Svizzera. Presi il treno alle 17 e 45, un quarto d’ora prima dell’inizio dell’ultima sfida tra Alessandria e Padova. Il tempo di arrivare a Roma Termini, salire sul Freccia Rossa e sedermi al mio posto ed ero già sintonizzato sulla Rai versione “mobile”.

Come da copione i Biancoscudati partirono all’attacco, provandoci prima con Enej Jelenic e poi con Cosimo Chiricò, ma entrambi i tiri terminarono con un “nulla di fatto”. Al nono minuto il portiere dei patavini, Andrea Dini, sfoderò la sua prima parata su tiro dalla distanza di Corazza e poco dopo la seconda su un tiro cross pericolosissimo di Parodi. La partita era davvero di un’intensità devastante (tant’è che a malapena mi accorsi del controllore che mi chiedeva i documenti di viaggio) e al diciannovesimo il Padova fu a un passo dall’andare in vantaggio. Purtroppo Jelenic non riuscì a far passare il pallone sotto le gambe del portiere dell’Alessandria, Matteo Pisseri. Si succedettero diverse azioni pericolose sia da una parte dall’altra, ma la più ghiotta fu sempre per noi biancoscudati, allo scadere del primo tempo con Chiricò. La palla sfiorò il palo.

All’inizio del secondo tempo l’Alessandria ebbe un paio di occasioni interessanti ma ancora una volta la più eclatante capitò sui piedi di un biancoscudato. Al 63’ Tommaso Biasci, servito magistralmente da Ronaldo, non riuscì a fare di meglio che calciare addosso a Pisseri. Mancavano più di venticinque minuti al termine del match ma da lì alla fine non successe più niente di rilevante ai fini del risultato e quando l’arbitro fischiò mandando tutti ai supplementari già avevo capito che le due squadre non avevano più nulla da dare e si sarebbe andati ai calci di rigore.

E così fu.

Quando iniziò quella maledetta lotteria ero da solo nel vagone del treno e vi camminavo su e giù in maniera cadenzata e maniacale. Se fossi stato un cartone animato sarei riuscito a scavare una fossa con i piedi fino ad uscire dal mezzo ferroviario ed arrivare sotto terra.

Il primo tiro spettava a noi, lo tirò Ronaldo che con la solita freddezza insaccò spiazzando il portiere. Dini intuì il penalty dell’Alessandria ma non riuscì a respingere la palla. Vidi il nostro numero ventitrè Daniele Paponi partire sicuro e segnare il secondo rigore, poi più nulla.

La connessione continuava a saltare per colpa delle svariate gallerie incontrate dalla locomotiva e ad un certo punto si bloccò definitivamente. Provai di tutto per rispristinare il collegamento, anche salendo in piedi su un sedile, ma non servì a molto.

Mi dissi di aspettare un minuto e mezzo e poi riprovare a connettermi. Lo feci. Vidi un’invasione di tifosi sul campo dello stadio Moccagatta. Notai il colore predominante. Era il grigio. Passò qualche secondo e poi capii.

Mentre io ero alle prese con il tentativo di connettermi alla Rai, il difensore veneto Andrea Gasbarro si era presentato sul dischetto per tirare l’ultimo rigore della stagione, sbagliandolo.

L’Alessandria aveva vinto per 5 a 4 e dopo 40 anni tornava in serie B. Il Padova avrebbe dovuto giocare per un altro anno nell’inferno della serie C. Mi pervase una sensazione di tristezza mischiata a impotenza, inspiegabile a parole.

Che incubo questi calci di rigore.

 

 

 

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