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Da Padova all’Uganda, la storia di Mazengo Loro: “Sono il primo italiano a giocare qui, a volte mi fischiano perché sono bianco”

Da Padova all’Uganda, la storia di Mazengo Loro: “Sono il primo italiano a giocare qui, a volte mi fischiano perché sono bianco”

Il quotidiano Avvenire racconta la storia di Stefano Mazengo Loro, giovane promessa delle giovanili dell’Hellas Verona, laureato, mancato manager dell’Adidas che è diventato centrocampista del kampala Capital City Authority Football Club. Si...

Redazione PadovaSport.TV

Il quotidiano Avvenire racconta la storia di Stefano Mazengo Loro, giovane promessa delle giovanili dell’Hellas Verona, laureato, mancato manager dell’Adidas che è diventato centrocampista del kampala Capital City Authority Football Club. Si è trasferito in Uganda nel 2006.

«Sono diventato professionista a 26 anni. Stavo aspettando una risposta di lavoro da Norimberga che poi non si è concretizzata. Sostenni quindi un provino per il Kcca FC, storico club della massima Serie locale. Andò bene, tanto che successivamente firmai il mio primo contratto».

E ancora: "Sono nato in Italia ma l'Africa è nella mia vita da prima di me. I miei nonni materni, medici, si sono sposati e sono partiti per il Kenya. Mia mamma è nata lì, ed ha vissuto in Kenya qualche anno prima di venire in Italia: ha fatto il percorso inverso a me. I miei si sono conosciuti in Tanzania nel 1988, a Dodoma. Io sono nato nel '94, ed ho vissuto tra Trentino e provincia di Padova: fino agli 11 anni sono rimasto in Italia, finché in estate siamo partiti per l'Africa. All'inizio, anche per la lingua, è stato difficile integrarsi, c'è stato un cambio radicale. Poi è successo grazie al calcio, finché l'Uganda e Kampala non sono diventate la seconda casa".

Sui compagni di squadra: "In Italia ero tra i più bravi a livello tecnico. Qui non lo sono mai stato, ma neanche lontanamente. Hanno quel tocco di palla fatato di chi ha giocato per strada senza scarpe adatte e con palloni improvvisati. È vero, manca la tattica e ed il senso di posizione. Forse è per questo che il mister mi schiera alla Busquets. Ma il potenziale è enorme. Come dimostrano quelle umiliazioni ai club del Vecchio Continente degli anni addietro accennate pocanzi".

Sugli episodi di razzismo: "Ogni volta che giochiamo fuori casa i tifosi avversari mi insultano. La mia colpa è quella di essere bianco. Sui social ho subito attacchi di ogni tipo. All’inizio stavo malissimo, poi un po’ mi sono abituato. Ma comprendo perfettamente cosa possano provare, all’inverso, i calciatori di Serie A. Qui chi usa questa: “race card” per offendermi, lo fa soprattutto per ignoranza. Non tutti conoscono la mia storia".